Mali: ONU chiede sforzi coordinati contro il coronavirus

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 12:05 in Africa Mali

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato informato dal capo della missione di peacekeeping dell’ONU in Mali, Mahamat Saleh Annadif, sulla situazione della sicurezza nel Paese africano, soprattutto alla luce della recente epidemia di coronavirus. In una riunione virtuale del Consiglio di sicurezza dellONU, mercoledì 8 aprile, 15 ambasciatori hanno assistito allintervento del capo della MINUSMA. In Mali, sono circa 15.000 agenti di pace presenti sul territorio nellambito della missione delle Nazioni Unite.

Nel Paese africano e nelle altre missioni di peacekeeping sparse nel resto del mondo, le Nazioni Unite stanno affrontando con difficoltà la situazione dei soldati e degli agenti delle operazioni di pace bloccati nel Paese in cui si trovano, senza la possibilità di tornare a casa. In particolare, le stesse rotazioni sono state sospese fino a fine giugno. Tuttavia, ci sono alcune indiscrezioni sulla possibilità che qualche nazione decida di riportare a casa i propri peacekeepers creando a quel punto uno scenario di grande caos, che porterebbe altre missioni a seguire la stessa strada. LONU, a tal riguardo, ha chiesto di portare avanti sforzi coordinati per contenere lepidemia e risolvere la questione dei soldati impegnati in missioni estere.

Per quanto riguarda la sicurezza in Mali, la diffusione del coronavirus non è lunica minaccia per la popolazione locale e le forze straniere operanti sul territorio. Frequenti sono gli attacchi contro civili e militari condotti da gruppi affiliati a organizzazioni terroristiche quali Al Qaeda e lo Stato Islamico. Come ricordato dallo stesso Annadif durante la videoconferenza, solo qualche giorno fa, lunedì 6 aprile, almeno 25 soldati maliani sono stati uccisi in un attacco contro una base militare nella città settentrionale di Bamba. Un residente di Bamba, intervistato dall’agenzia di stampa Agence France Presse in condizioni di anonimato, ha riferito che alcuni uomini armati sono arrivati nei villaggi vicini, sulle loro motociclette, domenica 5 aprile, prima di radunarsi per l’attacco all’alba di lunedì. “Abbiamo visto 25 corpi sul posto”, ha dichiarato l’intervistato, aggiungendo che i combattenti hanno distrutto il campo e rubato gran parte dell’equipaggiamento militare. “Nessun civile è stato ferito, è stata un’operazione contro la base”, ha specificato il residente.

L’attacco di lunedì arriva a circa una settimana dalle elezioni parlamentari nazionali, le prime da almeno 7 anni. Il voto si è tenuto il 29 maggio e, nonostante la presenza di osservatori elettorali, non sono mancati gli episodi di violenza, come rapimenti, saccheggi e uccisioni. Il secondo turno elettorale è stato programmato per il 19 aprile.

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area è stata inaugurata ufficialmente, il 29 marzo, una nuova task force, chiamata Takuba, per coordinare gli sforzi regionali nella lotta al terrorismo. La Francia, insieme ad altri 13 Paesi europei, collaborerà con gli eserciti del Mali e del Niger per assistere le forze locali nella lotta contro i gruppi armati, integrando le operazioni compiute dalla missione francese Barkhane e dalla forza congiunta del G5 Sahel, composta da truppe provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dalla Mauritania e dal Niger. La nuova missione opererà nella regione di Liptako, un’area compresa tra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, secondo quanto si apprende dalla dichiarazione. Liptako è nota per essere una roccaforte dei combattenti dell’Isis nella regione del Sahel.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

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Chiara Gentili

di Redazione

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