Le tensioni in Libia delle ultime ore

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 15:29 in Africa Libia

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Mentre continuano gli scontri nel Sud della capitale Tripoli, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha ricevuto un carico di armi dall’Egitto. Parallelamente, un drone turco è stato distrutto prima di compiere un nuovo attacco.

In particolare, secondo quanto riferito da al-Jazeera il 9 aprile, basandosi sulle informazioni fornite dal governo tripolino, il carico di armi è giunto nel porto di Tobruk, nell’Est della Libia. Come specificato altresì dall’operazione Vulcano di Rabbia, la nave trasportava circa 40 tonnellate di armi e munizioni, a sostegno delle forze di Haftar impegnate nei combattimenti nelle aree meridionali di Tripoli. A tal proposito, un attacco aereo contro un convoglio militare dell’LNA ha causato la morte di 3 uomini e il ferimento di altri 8 membri, mentre questi sostavano sulla strada tra Bani Walid e Tarhuna, nel Sud-Est della capitale. Tale offensiva, ha specificato Vulcano di Rabbia, ha poi causato la distruzione di armi di provenienza emiratina. Parallelamente, le aree residenziali di Abu Salim sono state colpite per il terzo giorno consecutivo dalle forze di Haftar, causando danni materiali alle proprietà civili.

Dall’altro lato, fonti mediatiche militari dell’LNA hanno riferito che le forze di difesa aerea di Haftar, l’8 aprile, sono state in grado di intercettare e distruggere un drone turco nell’Ovest di Tripoli. Secondo quanto riportato, questo mirava a colpire nuovamente la base aerea di al-Watiya, situata a 140 km a Sud-Ovest della capitale. Si tratta del medesimo luogo colpito dalle forze tripoline il 25 marzo scorso, quando ha avuto inizio l’operazione “Tempesta di pace”, il cui scopo è frenare le violente operazioni condotte dal generale Haftar.

Nel frattempo, alle tensioni sul campo si aggiungono le preoccupazioni derivanti dalla crescente emergenza coronavirus. Sino al 9 aprile, i contagi dichiarati ufficialmente sono giunti a 21, mentre è stato solo uno il decesso da Covid-19. Tuttavia, il Paese continua a mobilitarsi per prevenire un’ulteriore diffusione del virus. A tal proposito, l’8 aprile, le forze tripoline hanno stabilito il divieto di circolazione nelle regioni centrali e occidentali, altresì aree oggetto di operazioni militari. Il divieti vale sia per i mezzi militari e semi-militari, sia per i veicoli adibiti al trasporto di merci e carburante. Tale misura, hanno spiegato le forze tripoline, è da inserirsi nel quadro di disposizioni avviate dal governo per far fronte all’emergenza sanitaria.Il timore comune è che il virus possa ulteriormente esacerbare la crisi libica e provocare maggiori sofferenze per l’intera popolazione, di fronte ad un quadro caratterizzato da risorse e infrastrutture medico-sanitarie insufficienti ed inadeguate, oltre a un numero crescente di vittime causate dal conflitto in corso.

È dal 4 aprile 2019 che Haftar ed il proprio esercito cercano di prendere il controllo della capitale Tripoli, mentre l’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, dal primo aprile, è entrata ufficialmente in azione l’operazione Eunavfor Med Irini, dopo che, il 31 marzo, il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo avvio. L’Unione Europea ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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