Kashmir: scontri transfrontalieri tra India e Pakistan

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 18:19 in India Pakistan

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L’esercito indiano e pakistano si stanno scontrando in combattimenti transfrontalieri nella contesa regione del Kashmir, mentre i due Paesi sono impegnati a fermare la diffusione dei focolai di coronavirus.

L’esercito pakistano ha dichiarato, il 9 aprile, di aver abbattuto un piccolo drone di sorveglianza indiano nella regione del Kashmir amministrata dal Pakistan. I dati forniti dall’esercito indiano mostrano 411 violazioni del cessate il fuoco da parte dell’esercito pakistano a marzo 2020, il numero più alto in un solo mese, dal 2018. In confronto, lo stesso mese del 2019 aveva visto 267 violazioni. Secondo una dichiarazione dell’esercito di Islamabad, il velivolo indiano abbattuto aveva percorso 600 metri oltre il confine, di fatto noto come Line of Control (LoC), un informale confine che separa i territori del Kashmir.

“A questo atto palese è stata data una risposta aggressiva dalle truppe dell’esercito pakistano che hanno abbattuto il dispositivo indiano”, si legge in una nota. Un portavoce dell’esercito indiano ha risposto che il drone non era di loro proprietà. L’incidente è avvenuto mentre Pakistan e India si accusano a vicenda di aver violato i termini del cessate il fuoco, con sporadici bombardamenti segnalati da entrambe le parti. Da parte loro, i militari pakistani hanno registrato 705 violazioni del cessate il fuoco dell’esercito indiano dall’inizio del 2020. I dati indiani hanno mostrato 1.197 violazioni pakistane, nello stesso periodo.

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra India e Pakistan. L’area è teatro di scontri da decenni, ma vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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