Guerra dei prezzi del petrolio: al via l’atteso meeting di OPEC+

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 13:57 in Arabia Saudita Russia

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Il gruppo OPEC+ ha organizzato, per giovedì 9 aprile, un incontro che si terrà da remoto, con il fine di discutere della cosiddetta guerra dei prezzi di petrolio, che vede protagoniste l’Arabia Saudita e la Russia.

Come affermato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la speranza è che l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e gli altri produttori che formano la OPEC+ riescano a raggiungere un accordo e a stabilire la riduzione della produzione petrolifera di circa 10 milioni di barili al giorno. Di fronte al forte calo dei prezzi di petrolio, fino al 6 marzo scorso, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui la Russia si è opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+, patto in cui Mosca rappresenta una dei principali produttori. Ciò ha scatenato quella che è stata definita “guerra dei prezzi”. In tale quadro, una della mosse dell’Arabia Saudita risale all’11 marzo, quando il Ministero dell’Energia saudita ha chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione dai 12.3 milioni di barili annunciati per aprile ai 13 milioni, andando ben oltre i 9.7 milioni prodotti in precedenza.

Di fronte a tale scenario, l’obiettivo dell’incontro del 9 aprile è discutere delle azioni da intraprendere per portare stabilità nei mercati petroliferi, colpiti dalla debole domanda conseguente alla crescente diffusione del coronavirus. Secondo il quotidiano arabo, potrebbero esserci sorprese e le aziende statunitensi e i Paesi non OPEC potrebbero unirsi alle decisioni di eventuali tagli, portando la riduzione totale fino a 15 milioni di barili al giorno.

Con lo scoppio della pandemia e il calo della domanda di petrolio, si è passati da un costo di 65 dollari al barile alla fine del 2019 ai circa 35 dollari al barile attuali. Per far fronte a tale problematica, i Paesi facenti parte dell’accordo OPEC+ hanno proposto un taglio alla produzione a livello globale che potrebbe ammontare al 10% dell’output petrolifero totale. Gli USA non fanno parte del suddetto patto, ma per raggiungere un’intesa sulla diminuzione della produzione è necessaria la partecipazione anche di quei Paesi esterni al quadro OPEC+, i quali non esercitano un controllo statale sulla produzione petrolifera.

Secondo alcuni esperti, se le compagnie americane si uniranno al taglio, questo incoraggerà Paesi come Canada, Norvegia e Brasile a frenare la produzione petrolifera. Di conseguenza, ciò potrebbe comportare un aumento dei prezzi del petrolio al di sopra di 40 dollari al barile, e un prezzo simile sarebbe appropriato per salvare l’industria petrolifera statunitense. Attualmente le compagnie di Washington producono più di 13 milioni di barili quotidianamente. Motivo per cui, sia Mosca sia Riad sperano che gli USA decidano di unirsi all’accordo.

Il 3 aprile, il capo della Casa Bianca, Donald Trump aveva incontrato le aziende del settore petrolifero e aveva garantito loro l’appoggio dello Stato, senza però parlare di tagli alla produzione. In particolare, Trump, in tale occasione, ha affermato che imporre un taglio all’output di tali aziende violerebbe la legge sull’antitrust. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva tenuto una conversazione sia con l’omologo russo, Vladimir Putin, sia con il vice primo ministro saudita, il principe Mohammed bin Salman, incoraggiandoli a raggiungere un accordo, ma è stato successivamente specificato che Washington non stava negoziando alcun patto con Mosca e Riad per un taglio alla produzione petrolifera statunitense.

L’incontro del 9 aprile potrebbe dover affrontare alcuni ostacoli, riguardanti, in particolare, la distribuzione dei tagli tra i membri OPEC + e la durata dell’accordo. Tuttavia, secondo gli analisti, il mercato petrolifero al momento ha bisogno di un accordo per un periodo di almeno un anno affinché possa essere guadagnata la fiducia degli investitori e si possa ritornare ad acquistare ed investire in un mercato che soffre di eccesso di domanda e crollo dell’offerta.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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