Coronavirus: i dati della Spagna spiegati dagli esperti

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 9:58 in Europa Spagna

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La Spagna ha iniziato la quarta settimana di quarantena lunedì 6 aprile come il paese che ha subito il maggior numero di morti per coronavirus in relazione alla sua popolazione. Con 13.055 morti, 29 ogni 100.000 abitanti, la Spagna aveva già superato l’Italia, che ne registra 28 ogni 100.000 abitanti, all’inizio della settimana. Ad oggi la Spagna supera i 32 morti ogni 100.000 abitanti, 14.555 su circa 45 milioni di persone. Inoltre, con 146.690, il Paese iberico è in assoluto il più colpito della pandemia in Europa e il secondo nel mondo dopo gli USA.

La tendenza osservata la scorsa settimana nei pronto soccorso, con un calo dei pazienti che ricorrono ai servizi d’urgenza, tuttavia, sembra consolidarsi. Il primo passo per uscire dalla “peggiore crisi del secolo” secondo le parole del ministro della Salute, Salvador Illa. Questa buona notizia è stata seguita da un calo dei ricoveri, che, a sua volta, ha in qualche modo allentato la pressione sulle unità di terapia intensiva.

Gli analisti si chiedono tuttavia come mai la Spagna abbia pagato più di altri la diffusione del virus.

“L’invecchiamento della popolazione”, con un’alta percentuale di pazienti con patologie croniche e l’impatto del virus nelle residenze per anziani, sono alcuni dei motivi che possono spiegare l’elevato numero di morti in Spagna rispetto ad altri paesi, afferma Pere Godoy, presidente della Società Spagnola di Epidemiologia, che ricorda tuttavia come Italia e Spagna non distinguano tra morti “per” e morti “con” coronavirus, a differenza di altri Paesi.

Ai motivi demografici e di registrazione, José María Martín Moreno, professore di Medicina e sanità pubblica all’Università di Valencia, aggiunge un’altra spiegazione: “È possibile che la nostra identificazione precoce sia rimasta indietro rispetto a paesi come Germania e Corea, che hanno optato per test di massa che hanno isolato gli infetti e tagliato le catene di trasmissione prima che il virus raggiungesse i gruppi più vulnerabili”. A ciò, aggiunge, ha contribuito che negli ultimi anni “non è stato investito abbastanza” nella sanità pubblica.

Jesús Rodríguez Baño, direttore del dipartimento malattie infettive dell’ospedale Virgen de la Macarena di Siviglia, sottolinea che in Spagna e in Italia vi sono stati livelli molto elevati di trasmissione comunitaria. “Sono necessari studi, ma probabilmente ha anche a che fare con il modo in cui ci relazioniamo socialmente, fisicamente più vicini. E che Madrid e la Catalogna sono state le aree più colpite coincidono con il nord Italia. Sono aree densamente popolate e sono le aree a maggior densità industriale e con le attività economiche più sviluppate” – spiega.

Alle spiegazioni degli esperti si aggiungono le critiche alla gestione della pandemia da parte del governo. Sebbene Madrid abbia varato misure di confinamento prima – in proporzione al numero di contagi e decessi – rispetto a Roma, per circa due settimane le regioni hanno dovuto stabilire da sole zone rosse e misure di isolamento e gli spostamenti sono stati consentiti anche dopo l’applicazione delle prime chiusure. Inoltre l’acquisto di materiale sanitario, da parte dello stato e delle regioni, è stato oggetto di confusione e polemiche, tanto che a tutt’ora non si sa quanti siano i test difettosi che il Ministero della Salute ha acquistato da un’impresa cinese che secondo Pechino non aveva la licenza.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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