Coronavirus, Africa: stato di emergenza in Etiopia e Liberia

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 10:04 in Etiopia Liberia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Etiopia e la Liberia hanno annunciato, mercoledì 8 aprile, lo stato di emergenza nei rispettivi Paesi per frenare la diffusione del coronavirus. Nel frattempo, i casi nel continente hanno superato quota 11.000.

L’ufficio del primo ministro etiope Abiy Ahmed ha pubblicato la dichiarazione su Twitter. Finora l’Etiopia, che con i suoi 110 milioni di abitanti è il secondo Stato più popoloso del continente, ha registrato 55 pazienti infetti e 2 morti. Le autorità del Paese hanno già adottato una serie di misure per arginare la diffusione, tra cui la chiusura delle scuole, il divieto di riunioni pubbliche e lobbligo per la maggior parte dei dipendenti di lavorare da casa. Il primo ministro, tuttavia, non ha chiarito quali ulteriori misure potrebbero essere prese qualora la situazione dovesse aggravarsi.

In Liberia, piccolo Stato dell’Africa occidentale, il presidente George Weah ha emesso un obbligo di isolamento domiciliare della durata 14 giorni, valido per i residenti di quattro contee, tra cui quella che comprende la capitale, Monrovia, una città che conta oltre 1 milione di persone. Anche viaggiare tra le 15 contee della Liberia sarà proibito nella maggior parte dei casi, ha precisato Weah. Le misure metteranno alla prova le promesse dei funzionari sanitari liberiani e daranno loro la possibilità di evitare gli errori commessi durante l’epidemia di Ebola nel 2014, quando la quarantena della massiccia baraccopoli di West Point, a Monrovia, ha provocato violente rivolte da parte di residenti privi di cibo e acqua. Mosoka Fallah, direttore generale ad interim dell’istituto nazionale di sanità pubblica della Liberia, ha dichiarato allagenzia di stampa Reuters, il mese scorso, che le autorità hanno iniziato a consultare le comunità colpite e a fornire le necessità di base durante il blocco.

In una dichiarazione, rilasciata martedì 7 aprile, dopo che lAfrica aveva superato la soglia dei 10.000 casi, lOrganizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) ha avvertito che il coronavirus potrebbe “scatenare nel continente devastazioni economiche e sociali”, a causa dei sistemi sanitari in difficoltà e di economie fragili. Per questo, lorganizzazione ha esortato i governi a rafforzare le misure di contenimento. “Questo problema richiede una risposta decentralizzata, adattata al contesto locale. Le comunità devono essere autorizzate ad operare”, ha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’OMS per l’Africa.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 1.275 casi, l’Algeria 1.572, la Tunisia 628, l’Egitto 1.560 e la Libia 21. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 6 in Mauritania, 244 in Senegal, 4 in Gambia, 164 in Guinea, 33 in Guinea-Bissau, 59 in Mali, 414 in Burkina Faso, 7 a Capo Verde, 31 in Liberia, 384 in Costa d’Avorio, 313 in Ghana, 70 in Togo, 26 in Benin, 276 in Nigeria, 730 in Camerun, 18 in Guinea Equatoriale, 34 in Gabon, 45 in Repubblica del Congo, 8 in Repubblica Centrafricana, 180 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 1.845 in Sudafrica, 12 in Eswatini, 39 in Zambia, 110 in Ruanda, 3 in Burundi, 25 in Tanzania, 179 in Kenya, 12 in Somalia, 55 in Etiopia, 135 in Gibuti, 14 in Sudan, 2 in Sud Sudan, 273 nelle Mauritius, 93 in Madagascar, 10 in Ciad, 342 in Niger, 19 in Angola, 11 in Zimbabwe, 17 in Mozambico, 52 in Uganda, 33 in Eritrea, 6 in Sierra Leone, 5 in Botswana, 7 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.