Cambio di scena in Iraq: il capo dell’intelligence alla guida del governo

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 12:16 in Iraq Medio Oriente

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Dopo le dimissioni del premier designato, Adnan al-Zurufi, il presidente dell’Iraq, Barham Salih, giovedì 9 aprile, ha conferito l’incarico al capo dei servizi di intelligence, Mustafa al-Kazemi.

Quest’ultimo, pertanto, avrà il compito di formare un nuovo esecutivo per Baghdad, con il fine ultimo di portare il Paese fuori dallo stallo politico in cui versa dal 30 novembre 2019. Al-Zurufi, nel presentare le dimissioni, ha affermato che la propria decisione è stata causata dall’impossibilità di preservare l’unità dell’Iraq. Tuttavia, per al-Zurufi, egli è riuscito a rivolgere un messaggio alla nazione e a rivelare la propria storia politica e professionale. La sua nomina risale alla mattina del 17 marzo, dopo che i blocchi politici del Parlamento iracheno e, nello specifico, il Comitato dei Sette composto dai sette blocchi sciiti più rilevanti, avevano riferito di non essere riusciti a raggiungere un accordo sul nome inizialmente proposto, ovvero Naim Abdul-Malik al-Suhail.

Adnan al-Zurufi è un ex- governatore della città, ritenuta santa per gli sciiti, di Najaf, che ha guidato fino al 2015 ed è stato altresì un ufficiale delle autorità statunitensi che, dopo l’invasione del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein, hanno preso il controllo dell’Iraq. Nel suo primo discorso del 17 marzo, al-Zurufi si era impegnato a tenere elezioni anticipate, a portare in tribunale i responsabili dell’uccisione dei manifestanti dell’ultima ondata di proteste, a contrastare la corruzione, ad affrontare l’epidemia di coronavirus e ad elaborare una politica estera irachena equilibrata.

Tuttavia, il candidato non ha trovato un ampio consenso all’interno del panorama politico iracheno, visto il legame con gli Stati Uniti e la sua cittadinanza americana. Inoltre, è stato criticato il meccanismo che ha portato alla nomina, che avrebbe violato la costituzione. Nello specifico, Salih non ha tenuto conto della coalizione parlamentare con più rappresentanti, ovvero al Bina, a cui partecipano altresì Fatah e lo Stato di diritto, oppositori di al-Zurufi. Pertanto, una scelta simile avrebbe potuto minare la pace e l’integrità del tessuto sociale iracheno e, secondo gli oppositori, doveva essere frenata attraverso mezzi legali, politici e popolari.

Nonostante le opposizioni incontrate fin da subito, al-Zurufi si era detto disposto a perseguire con la sua missione, mentre nei circoli politici e soprattutto all’interno delle coalizioni al-Fatah, Stato di diritto e del Movimento Ataa, circolava il nome di al-Kazemi. Quest’ultimo, a seguito della nomina del 9 aprile, ha affermato che si impegnerà a formare un governo che risponda alle aspirazioni del popolo iracheno, che preservi l’unità del Paese, ne salvaguardi i diritti e trovi una risoluzione per la crisi attuale, con il fine di rilanciare l’economia irachena.

Mustafa Al-Kazemi, nato a Baghdad nel 1967, ha conseguito una laurea in giurisprudenza. Ha lasciato l’Iraq nel 1985 ed ha sostato in diversi Paesi europei durante la sua membership ai gruppi di opposizione al regime di Saddam Hussein, prima di assumere la direzione dei servizi di intelligence nel 2016, durante il mandato dell’ex primo ministro, Haider al-Abadi. È il premier più giovane dall’istituzione dello Stato iracheno. A detta di alcune fonti, dopo l’occupazione americana in Iraq nel 2003, al-Kazemi ha lavorato come caporedattore di una rivista settimanale di proprietà del presidente Salih e come scrittore per il sito statunitense “Monitor”, concentrandosi perlopiù su tematiche legate alla pace sociale in Iraq.

Secondo il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, fino al mese di marzo, al-Kazemi è stato respinto da alcune forze politiche e fazioni armate vicine all’Iran, tra cui la milizia delle “Brigate di Hezbollah”, le quali hanno accusato l’intelligence irachena di coinvolgimento nell’uccisione del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, morto il 3 gennaio a seguito di un raid ordinato dal presidente della Casa Bianca, Donald Trump. La situazione è però cambiata dopo l’incontro con il segretario generale del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Ali Shamkhani, nel corso della visita di quest’ultimo in Iraq del 7 marzo scorso.

È dal 30 novembre 2019 che Baghdad si ritrova ad assistere ad un vuoto politico, a seguito delle dimissioni del premier allora in carica, Adel- Abdul Mahdi, ritiratosi dalla scena politica irachena sotto la spinta dalla forte mobilitazione popolare, che ha avuto inizio il primo ottobre. Il perdurante stallo ha visto, il primo marzo scorso, le dimissioni di un altro primo ministro precedentemente designato per la formazione di un nuovo esecutivo, Mohammed Tawfiq Alawi, il quale, in tale data, si è scusato per non essere riuscito a portare a termine il compito assegnatogli, dopo aver fallito nel tenere una riunione parlamentare straordinaria volta a votare la fiducia al nuovo esecutivo. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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