UE impone alla Polonia di sospendere l’organo che controlla i giudici

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 16:12 in Europa Polonia

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La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha imposto la sospensione dell’organo che si occupa del controllo disciplinare dei giudici della Polonia. 

È quanto rivelato, mercoledì 8 aprile, dalla BBC, la quale ha altresì specificato che tale organo esiste dal 2017, per volere dell’attuale partito di governo, Diritto e Giustizia, il quale ha promosso la sua istituzione al fine di adottare provvedimenti disciplinari contro i giudici.  

Da parte loro, i membri dell’opposizione e numerosi critici hanno più volte dichiarato di ritenere che l’organo istituito dal governo rientri nel tentativo dell’esecutivo di mettere un atto un completo controllo del sistema giudiziario del Paese. 

Tuttavia, la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE è l’ultima di una serie di divergenze tra Varsavia e Bruxelles in merito alle riforme sul sistema giudiziario della Polonia 

In particolare, la sentenza di mercoledì 8 aprile giunge dopo che, nello scorso gennaio, la Commissione europea aveva chiesto alla Corte di Giustizia un parere sull’organo di controllo polacco, sostenendo che la sua natura non fosse in linea con gli standard in materia di indipendenza del potere giudiziario previsti dall’UE. 

Ad aver sollevato i dubbi da parte della Commissione europea era stata la struttura dell’organo di controllo. In particolare, questo risulta formato da giudici nominati dal Consiglio Nazionale dei Giudici, i cui membri a loro volta sono scelti dal Parlamento, dove il PiS detiene la maggioranza assoluta. 

In tale contesto, la sentenza della Corte di Giustizia ha decretato che il fatto che i giudici possano essere sanzionati da un organo di controllo composto con tale meccanismo può facilmente compromettere l’indipendenza dei giudici stessi. In aggiunta, la Corte ha scritto di ritenere che, sebbene consapevole della libertà che gli Stati Membri hanno nella strutturazione del proprio sistema giudiziario, il modello della Polonia è in grado di causare “danni seri e irreparabili” all’ordine legale europeo. 

A seguito di tale sentenza, la Polonia avrà ora un mese di tempo per allinearsi con quanto imposto dalla Corte di Giustizia, ovvero il distaccamento dell’organo di controllo dal Parlamento e dal Governo. Allo scadere del tempo, la Commissione potrà anche chiedere di imporre una sanzione ai danni della Polonia. 

Il potere giudiziario della Polonia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, il partito di governo ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, inoltre, il governo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si erano ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, nonché vicepresidente della Commissione europea, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria polacchi della riforma che tenta di consentire il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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