Siria: ancora ostacoli per le pattuglie russo-turche

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 14:23 in Siria Turchia

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Le operazioni di pattugliamento congiunte di Mosca e Ankara sono state nuovamente ostacolate, mercoledì 8 aprile, da sit-in organizzati da ribelli e civili sulla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia.

In particolare, i manifestanti, sia gente locale sia sostenitori di alcune fazioni attive nella zona, hanno scagliato pietre contro una pattuglia russa mentre questa si stava avvicinando ad al- Nerab, villaggio situato nella provincia Nord-occidentale siriana di Idlib, per poi dirigersi verso Saraqib, nell’Est del governatorato. Parallelamente, decine di membri delle forze turche si sono dispiegati sulla medesima strada e, come riporta il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la Turchia, a seguito della mancata riuscita delle operazioni, ha schierato proprie forze nei pressi della città di Ariha, nella periferia Sud di Idlib.

Le prime operazioni di pattugliamento erano state precedentemente condotte il 15 marzo scorso, ma sono state ostacolate fin da subito. Queste sono da inserirsi nelle disposizioni previste dall’accordo raggiunto il 5 marzo dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Tra i diversi punti, oltre ad una tregua per la regione di Idlib, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte. Secondo quanto stabilito, queste dovrebbero interessare, in particolare, la strada M4, partendo dal villaggio di Tronba, situato ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Le operazioni sono state organizzate dal Centro di coordinamento congiunto russo-turco, istituito per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco a Idlib, e l’obiettivo è facilitare e salvaguardare gli spostamenti dei civili per la M4 e prevenire la ripresa degli scontri militari nell’area.

Non da ultimo, la strada M4, l’8 aprile, è stata altresì sorvolata da aerei di ricognizione sia russi sia turchi, mentre Ankara ha inviato nuovi rinforzi militari, nelle vicinanze di Ariha, con lo scopo di istituire una nuova postazione. Secondo quanto riferito da fonti locali, gli ultimi rinforzi di Ankara comprendono veicoli carichi di strumentazione ingegneristica e travi di cemento. In tale quadro, le forze del regime siriano, affiliate al presidente Bashar al-Assad, continuano sia a violare il cessate il fuoco con sporadici attacchi e bombardamenti, sia a inviare rinforzi verso Saraqib, Kafr Nabl e al-Zawiya.

Una tale mobilitazione solleva il timore che Idlib possa ritornare ad essere testimone di una maggiore violenza. Il governatorato rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Questa è da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito di Assad, coadiuvato da Mosca, è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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