Repubblica Ceca: si acuiscono le tensioni con la Russia

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 17:30 in Repubblica Ceca Russia

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Dopo l’assalto all’ambasciata ceca di Mosca, provocato dalla rimozione della statua di un comandante militare dell’epoca dell’Unione Sovietica situata a Praga, si sono acuite ulteriormente le tensioni tra Russia e Repubblica Ceca. 

È quanto rivelato, mercoledì 8 aprile, da Al Jazeera English, il quale ha ricostruito gli ultimi avvenimenti. 

Nello specifico, ad aver provocato l’ira degli attivisti di Mosca è stata la rimozione, avvenuta lo scorso 3 aprile, della statua del generale Ivan Konev, eretta nella capitale ceca nel 1980 per omaggiare il ruolo del generale nella guida dell’esercito sovietico nella liberazione di Praga dai nazisti nel 1945. Tuttavia, la statua è diventata nel tempo bersaglio di atti vandalici, causati dallo scontento popolare provocato dalle rivelazioni sul coinvolgimento di Konev nella successiva soppressione della rivoluzione ungherese nel 1956 e i dubbi sul ruolo svolto dal generale sovietico nella pianificazione dell’invasione della Cecoslovacchia da parte delle Forze del Patto di Varsavia nel 1968. 

In tale contesto, nello scorso settembre, il consiglio municipale di Praga 6, dove si trovava la statua, aveva approvato la rimozione dell’omaggio a Konev, disponendone il trasferimento presso un museo della Memoria e la sostituzione con un monumento dedicato alla liberazione di Praga.  

La decisione del direttore del municipio, Ondrej Kolar, esponente del partito di centrodestra Top 09, ha attirato numerose critiche e causato violente proteste nel distretto. Anche Mosca aveva indirizzato le proprie accuse contro Praga, accusata, come altri Stati dell’Europa centrale e orientale, di voler “riscrivere la storia”. In tale contesto, la famiglia di Kolar, la quale vive sotto scorta in seguito alle minacce di morte ricevute, sostiene che sia stata l’Ambasciata russa a coordinare nel corso dell’anno le proteste degli estremisti cechi di destra e di sinistra. Da parte sua, la rappresentanza diplomatica della Russia non ha commentato la vicenda. 

Tuttavia, l’effettiva rimozione della statua ha causato un ulteriore innalzamento delle tensioni e, lo scorso lunedì 6 aprile, un gruppo di estremisti mascherati ha attaccato l’ambasciata della Repubblica Ceca a Mosca, minacciando l’invio di carri armati nella capitale ceca 

Ad aver rivendicato l’attacco è stato un gruppo nazionalista bolscevico, “L’Altra Russia”, responsabile di aver lanciato bombe fumogene contro l’edificio e di aver innalzato presso i cancelli dell’Ambasciata una bandiera con la scritta “Stop al Fascismo”, criticando la “giustificazione del nazismo” da parte delle autorità ceche. 

In seguito all’attacco, il Ministero degli Esteri della Repubblica Ceca ha richiesto alla Russia di vigilare per prevenire ulteriori attacchi, soprattutto perché l’assalto si è verificato nonostante l’imposizione di un coprifuoco nella capitale russa. 

Tuttavia, la rimozione della statua di Konev ha provocato l’innalzamento delle tensioni anche internamente al Paese, dal momento che il dibattito sul generale delle truppe sovietiche rientra nella più ampia disputa sul posizionamento geopolitico della Repubblica Ceca. 

A tale riguardo, il presidente ceco, Milos Zeman, ha criticato la decisione del municipio di Praga, dichiarando che la rimozione della statua non comporta l’annullamento della memoria del Paese.  

In aggiunta, in seguito all’annuncio dell’assalto contro l’ambasciata ceca di Mosca, gli estremisti di destra della Repubblica Ceca, considerati vicini al Capo di Stato, hanno attribuito la colpa Kolar e al partito da lui rappresentato. 

Le tensioni tra Russia e Repubblica Ceca erano già state oggetto del report annuale dell’intelligence ceca, la BIS, pubblicato lo scorso 26 novembre, nel quale erano stati evidenziati gli attacchi cibernetici e le campagne di disinformazione portati avanti da spie della Russia e della Cina ai danni di Praga. Nello specifico, la BIS aveva dichiarato che nel 2018 la Russia aveva probabilmente architettato l’attacco cibernetico contro il Ministero degli Esteri della Repubblica Ceca. Tale attacco aveva colpito la rete interna non protetta del Dicastero, alla quale gli hacker avevano tentato di avere accesso garantito e illimitato. 

In aggiunta, secondo la BIS, la Russia è stata accusata di condurre anche attività sul campo, tese a manipolare le convinzioni di chi partecipa al processo decisionale. Ciò faceva riferimento sia agli elettori, sia ai vertici del Paese. Per raggiungere tale obiettivo, aveva rivelato la BIS, sono stati individuati nel territorio ceco agenti segreti di tutte le branche dell’intelligence della Russia. 

In tale contesto, gli ultimi avvenimenti in Repubblica Ceca fanno temere, secondo gli esperti, una possibile risposta da parte delle autorità russe. In particolare, Al Jazeera English ha ricordato che nel 2007, in seguito alla rimozione di una statua che omaggiava le forze armate russe in Estonia, Tallinn aveva riportato un’ondata di attacchi cibernetici che avevano colpito servici pubblici e siti del governo. Per tale ragione, lo stesso Kolar ha dichiarato di ritenere che, alla luce dell’attuale isolamento imposto per via del coronavirus, la Repubblica Ceca possa essere altamente vulnerabile a simili azioni.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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