Egitto e Palestina discutono di coronavirus e Piano di Pace

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 13:15 in Egitto Palestina

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Una delegazione di funzionari egiziani ha discusso con la controparte palestinese delle strategie di cooperazione per combattere il coronavirus, martedì 7 aprile. È quanto ha specificato il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, il quale ha altresì parlato telefonicamente con il segretario generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), Saeb Erekat, per affrontare il tema del futuro dei negoziati di pace tra Palestina e Israele. I due hanno sottolineato l’importanza di riavviare le trattative non appena la pandemia sarà terminata.

In Egitto, nella giornata di martedì, sono state registrate altre 7 morti, che hanno portato il totale delle vittime a 94. I contagi, invece, sono aumentati rispetto al giorno precedente di 149 casi, portando il totale a 1.450. I pazienti guariti sono in tutto 276.

In Palestina, funzionari sanitari hanno dichiarato che altre 6 persone sono risultate positive al virus, nella giornata di martedì 7 aprile, portando il numero di infezioni totali a 261, di cui un morto e 42 guariti.

La questione palestinese è stata affrontata nel progetto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, ovvero il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordaniae Gaza.

Un altro punto prevede la ridefinizione dei confini di Israele, interessando altresì i territori della Cisgiordania, mentre nelle aree rimanenti si costituirebbe un cosiddetto “State-minus”, ovvero un’altra entità priva di esercito e di sovranità. Per la Casa Bianca si tratterebbe di uno “Stato palestinese smilitarizzato”, all’interno del quale vi saranno anche punti accessibili ai soli israeliani e che rappresenterebbero, di fatto, i loro insediamenti e le vie d’accesso. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. La questione degli insediamenti viene considerata uno dei principali ostacoli al raggiungimento un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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