Coronavirus: la Serbia impone il coprifuoco totale

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 18:02 in Europa Serbia

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Dalle 5 di pomeriggio di venerdì 10 aprile, fino alle 5 del mattino del lunedì successivo, in tutta la Serbia sarà valido il coprifuoco. 

È quanto anticipato, mercoledì 8 aprile, dal Telegraf, il quale ha altresì specificato che la conferma del governo arriverà nelle prossime ore, al termine di un vertice dell’unità di crisi della Serbia, guidata dalla premier, Ana Brnabic. 

Stando a quanto rivelato da una fonte informata vicina al governo serbo, inizialmente il coprifuoco avrebbe dovuto riguardare Belgrado e Nis, considerate le città più colpite, ma in seguito il governo ha optato per l’imposizione del coprifuoco su tutto il Paese.  

Gli unici esonerati, in aggiunta, saranno i pensionati, che potranno recarsi a compare gli alimenti soltanto tra le 16:00 e le 19:00 di venerdì, e i lavoratori agricoli, i quali potranno lavorare nei propri campi. 

Le misure adottate dalla Serbia per fronteggiare l’emergenza da coronavirus sono, secondo quanto rivelato da The Associated Press, tra le più rigide in Europa. In particolare, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha assunto pieni poteri per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, attirando critiche in merito al suo abuso di potere. Nello specifico, da quando è stato proclamato lo stato di emergenza nel Paese, il 15 marzo, il ruolo del Parlamento è stato accantonato, i confini sono stati chiusi, i cittadini sono soggetti a un coprifuoco di 12 ore monitorato dalla polizia e gli anziani hanno il divieto di lasciare le proprie dimore. In aggiunta, Vucic ha annunciato apertamente di aver posto sotto controllo i cittadini con numeri telefonici italiani, mentre lo scorso 1° aprile il governo della Serbia aveva annunciato che tutte le informazioni sul coronavirus dovranno prima essere approvate dall’unità di crisi, la quale in seguito le trasmetterà ai cittadini.  

Nello specifico, tale misura, il cui ritiro è stato in seguito annunciato dal governo a causa delle critiche, comportava che tutti i quartieri generali e le unità medico ospedaliere della Serbia condividessero in primo luogo condividere le informazioni con l’Unità di crisi centrale, capeggiata dal premier, Ana Brnabic, la quale avrebbe in seguito trasmesso le informazioni autorizzate alla stampa.  

In reazione a quanto comunicato, alcune organizzazioni non governative della Serbia avevano dichiarato di non accettare la presa di controllo del governo sul flusso delle informazioni e le tensioni si erano ulteriormente innalzate dopo l’arresto di una giornalista, Ana Lalic. 

In aggiunta, nel Paese sono sorti dubbi in merito al reale numero dei contagiati, attualmente 1.060 secondo la Johns Hopkins Universitysoprattutto in seguito alla diffusione delle immagini del museo di Belgrado trasformato in un ospedale improvvisato, al cui interno vi sono circa 3.000 posti letto, con brandine in ferro disposte l’una dopo l’altra. A tale riguardo, Vucic ha dichiarato di sentirsi sollevato dal fatto che i cittadini si siano spaventati dopo aver visto tali immagini, aggiungendo di essere disposto a utilizzare luoghi anche più preoccupanti, se necessario per trattenere i cittadini nelle proprie dimore.   

Poco dopo, il 1° aprile, è stato svelato che anche i palazzetti dello sport di Belgrado sono attualmente al centro dei lavori dell’esercito, il quale sta trasformando gli stadi in ospedali improvvisati. In particolare, gli stadi al momento individuati sono tre: Nuova Belgrado, Pionir e Arena. In totale, i tre ospedali da campo potranno accogliere circa 2.500 malati.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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