Coronavirus in Iran: più di 3.800 decessi, Rouhani chiede 5 miliardi

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 10:30 in Iran Medio Oriente

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La pandemia di coronavirus continua a colpire l’Iran, dove, l’8 aprile, i contagi hanno raggiunto quota 62.589. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, si è nuovamente rivolto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), chiedendo 5 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza.

Il Covid-19 ha ormai raggiunto tutte le 31 province iraniane, mettendo il Paese a dura prova e spingendo il capo di Stato a sollecitare il FMI. Già il 12 marzo scorso, il direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, aveva riferito che l’Iran aveva chiesto al Fondo Monetario Internazionale un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus, oltre all’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. L’8 aprile, nel corso di un incontro con il governo, Rouhani ha rinnovato la richiesta, esortando le organizzazioni internazionali ad adempiere ai propri doveri. “Siamo membri del Fondo monetario internazionale. Non dovrebbero esserci discriminazioni nella concessione di prestiti” sono state le parole del presidente iraniano.

Al contempo, Rouhani ha rivolto critiche contro gli Stati Uniti, ritenendoli un ostacolo alla mancata erogazione dei prestiti richiesti, oltre che responsabili della situazione economica in cui versa il Paese, peggiorata a causa delle sanzioni imposte da Washington. A detta del presidente iraniano, il FMI ha adottato una politica “unilaterale”, la stessa adottata dagli USA anche ai tempi del coronavirus, ostacolando la concessione del prestito richiesto da Teheran. Tuttavia, ha specificato Rouhani, il suo Paese dispone di riserve di merci e beni di prima necessità come riso e grano e, pertanto, non vi saranno problemi in tal senso.

L’economia iraniana risente delle conseguenze economiche delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti sin dal ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. Risale al 12 marzo scorso l’appello del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. A tal proposito, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, ha confermato, il 7 aprile, che l’epidemia di corona influenzerà il 15% del PIL del Paese. Ciò ha spinto Rouhani ad affermare, il 5 aprile, che le attività professionali a basso rischio avrebbero dovuto riprendere l’11 aprile, sebbene nel rispetto delle norme e delle disposizioni volte a contenere la diffusione di coronavirus.

In tale quadro, il 17 marzo, Washington ha inserito 7 nuove società internazionali nella lista neraper l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Il 19 marzo, poi, sono state imposte nuove sanzioni contro altre 5 società. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni gli USA non accetteranno di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

L’Iran è considerato il focolaio di Covid-19 in Medio Oriente, oltre ad essere il Paese maggiormente colpito. I primi contagi erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese. All’8 aprile, il bilancio delle vittime decedute ammonta a 3.872, mentre i casi di guarigione sono 27.039.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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