Armenia: le elezioni in Nagorno-Karabach imbarazzano Pashinyan

Pubblicato il 8 aprile 2020 alle 12:43 in Armenia Azerbaigian

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Il governo dell’Armenia ha elogiato le recenti elezioni in Nagorno-Karabach. Tuttavia, nel fare ciò, i funzionari di Erevan hanno contraddetto gli osservatori elettorali che essi stessi avevano mandato a Stepanakert.

Il giorno successivo alla votazione, il ministero degli Esteri dell’Armenia ha emesso una dichiarazione in cui dichiarava “elezioni libere ed eque … in linea con elevati standard democratici”. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha dichiarato che gli standard del voto erano “di alta qualità”.

“I cittadini hanno dimostrato ancora una volta che i diritti umani, in particolare il diritto di voto e di partecipazione alla governance, sono inalienabili e universali. I documenti fondamentali sui diritti umani, in particolare la Dichiarazione universale dei diritti umani e le Alleanze internazionali sui diritti umani, definiscono chiaramente che nel contesto dei diritti umani non dovrebbe essere fatta alcuna distinzione sulla base dello status politico, legale o internazionale del territorio e di tutti i popoli in virtù del diritto all’autodeterminazione possono determinare liberamente il loro status politico e realizzare il loro sviluppo economico, sociale e culturale” – si legge nella dichiarazione della diplomazia armena.

Le conclusioni della missione di osservazione elettorale finanziata dall’ufficio dello stesso Pashinyan, tuttavia, non sono altrettanto positiva. L’Unione dei cittadini informati (UIC), una ONG con sede a Erevan, che ha condotto la missione, ha pubblicato un rapporto che identificava una serie di carenze. Tra queste, le prove di un gran numero di sostenitori dei principali partiti che fotografavano i loro voti, suggerendo una sorta di schema di corruzione.

“Per tutti qui, è abbastanza chiaro che non si tratta di elezioni libere e democratiche” – ha dichiarato Daniel Ioannisyan, capo dell’UIC, a Eurasianet in un’intervista telefonica da Stepanakert.

Ioannisyan ha detto che Erevan ha “nascosto le violazioni” per presentare un’immagine positiva del Karabakh al mondo esterno.

“Temo che non si possano fare dichiarazioni diverse, a causa della situazione internazionale, di non avere un altro mal di testa di un governo illegittimo nel Karabakh” – ha detto Ioannisyan. “Questa è l’unica ragione per cui stanno facendo tali dichiarazioni. Non sono sicuro che sia la decisione giusta, dando la priorità alla reazione internazionale, ma questa è chiaramente la loro motivazione”.

Il voto del Karabach pone un dilemma per Pashinyan. Da un lato, l’eliminazione della corruzione è stata al centro della sua agenda domestica da quando ha preso il potere nel maggio 2018. Le elezioni parlamentari armene della fine del 2018, le prime elezioni libere ed eque nella storia recente del paese, sono una delle conquiste del suo governo. Ha quindi personalmente promesso che l’Armenia avrebbe garantito che anche queste elezioni in Nagorno-Karabach sarebbero state “libere, competitive e democratiche”. 

Alle elezioni del 31 marzo per il presidente dell’autoproclamata Repubblica di Artsakh, l’ex primo ministro Arayik Harutyunyan ha ottenuto il 49,6 per cento dei voti, battendo l’attuale ministro degli esteri del territorio, Masis Mayilyan, ma non con margine sufficiente a evitare un secondo turno. Mayilyan, tuttavia, il 5 aprile ha annunciato il ritiro dal ballottaggio previsto per il 14 aprile, ufficialmente per evitare assembramenti durante la pandemia di coronavirus.

Al termine di un conflitto durato oltre tre anni, nel 1994 l’Armenia ha conquistato il Nagorno-Karabach, regione autonoma dell’Azerbaigian a maggioranza armena, e sette distretti limitrofi, popolati invece solo da azeri. Da allora vige un precario cessate il fuoco. Baku chiede indietro i territori occupati (circa un quinto dell’intero Azerbaigian), mentre la regione si è proclamata indipendente con il nome di Repubblica di Artzakh. Erevan, che a livello internazionale non riconosce l’Artzakh, preme tuttavia affinché venga coinvolto nei negoziati, proposta cui Baku si oppone fermamente, ritenendo che le autorità di Stepanakert siano risultato dell’occupazione militare armena.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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