Siria: i perduranti attacchi a Idlib e le accuse dell’Onu

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 12:11 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano hanno continuato a bombardare, nella sera del 6 aprile, i villaggi del Sud-Est di Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria. Parallelamente, le Nazioni Unite hanno rivelato i primi risultati delle indagini relative ad alcuni attacchi perpetrati contro luoghi civili.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, gli attacchi del 6 aprile hanno riguardato, in particolare, i villaggi di Sufuhon, Fatterah e Kafar Aweed, nella periferia Sud-Est di Idlib, ed hanno causato danni alle proprietà civili presenti. Contemporaneamente, aerei da ricognizione russi hanno sorvolato l’area, sebbene non vi fosse stata alcuna contro-offensiva da parte delle forze di opposizione o dell’esercito di Ankara, mentre sono arrivati altresì rinforzi militari da parte del regime e di milizie iraniane. Questi, provenienti da Homs e Deir Ezzor, sono giunti, nello specifico, presso gli assi di Saraqib e Kafr Nabl.

Oltre alla tregua esortata a livello internazionale per far fronte all’emergenza coronavirus, il governatorato di Idlib è al centro del cessate il fuoco raggiunto il 5 marzo scorso dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Tra i diversi punti, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili.

In tale quadro, il 6 aprile, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha affermato che il regime siriano ha ostacolato le indagini condotte dal comitato istituito per indagare su alcuni attacchi commessi nel Nord-Ovest della Siria negli ultimi anni contro oggetti e soggetti civili. A detta di Guterres, il regime siriano non ha concesso visti d’ingresso ai membri della squadra investigativa che, pertanto, non hanno potuto recarsi in determinate zone, il che ha notevolmente complicato il lavoro del comitato. Un riassunto delle 185 pagine totali dell’ultimo rapporto di tale commissione è stato presentato, il 6 aprile, dal Segretario generale ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza.

La squadra investigativa, i cui lavori hanno avuto inizio il 30 settembre 2019, ha avuto il compito di indagare su 7 attacchi perpetrati nelle regioni Nord-occidentali a seguito dell’accordo di Sochi raggiunto da Russia e Turchia il 17 settembre 2018, con cui, oltre a una tregua, è stata altresì stabilita la formazione di una zona di de-escalation. La maggior parte degli episodi sotto inchiesta hanno avuto luogo tra aprile e luglio 2019 e hanno interessato perlopiù centri destinati all’assistenza sanitaria. Il comitato non ha specificato alcuna responsabilità o giudizio di eventuali autori, in quanto, come sottolineato anche da Guterres, non si tratta di un organo giudiziario o di un tribunale. Tuttavia, è stato affermato che è “probabile” che le forze del governo siriano ed i suoi alleati siano responsabili di tre dei setti attacchi mortali perpetrati contro strutture civili e sanitarie.

“L’impatto delle ostilità contro luoghi civili ed umanitari nel Nord-Ovest della Siria ricorda l’importanza, per tutte le parti impegnate nel conflitto, di osservare e garantire il rispetto per il Diritto internazionale umanitario” sono state le parole di Guterres, il quale ha aggiunto che, stando a diversi rapporti, nessun attore in campo ha rispettato ciò. In tale quadro, quotidiani quali al-Araby al-Jadeed e il New York Times hanno evidenziato come, sebbene il rapporto parli di “alleati”, non sia stata esplicitamente nominata la Russia.

Le tensioni in Siria hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e il presidente Bashar al-Assad, appoggiato da Mosca. L’esercito del governo è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale, ma Idlib continua a rappresentare l’ultima roccaforte posta, in buona parte, sotto il controllo delle forze di opposizione. Per tale motivo, è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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