Senegal, coronavirus: esteso lo stato di emergenza

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 16:37 in Africa Senegal

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Il presidente del Senegal, Macky Sall, ha prolungato di 30 giorni lo stato di emergenza vigente in tutto il Paese in risposta alla diffusione del coronavirus. La prima volta, il provvedimento era stato introdotto il 23 marzo ed era stato accompagnato dalla decisione di istituire un coprifuoco notturno dalle 20:00 alle 6 del mattino. Lo stato di emergenza consente alle autorità di regolamentare o vietare la circolazione di merci e persone, di proibire i raduni, di chiudere temporaneamente i luoghi pubblici e i luoghi di incontro, di vietare la circolazione di aerei e imbarcazioni, di decidere quali movimenti consentire ai punti di entrata e di uscita del Paese o porre alcuni individui agli arresti domiciliari.

Le autorità hanno effettivamente imposto molte di queste misure, in alcuni casi anche prima che fosse dichiarato lo stato di emergenza. La maggior parte degli Stati ha proibito i raduni e le preghiere collettive, ha vietato il traffico interurbano e ha sospeso quasi tutto il traffico aereo. Finora il Senegal si è astenuto dall’istituire lisolamento domiciliare. Tale misura rappresenterebbe una sfida considerevole in questo Paese, in cui gran parte della popolazione vive alla giornata.

Sebbene attualmente le nazioni africane rappresentino solo una piccola fetta dei casi globali di coronavirus, la pandemia ha già provocato un forte impatto economico sulla maggior parte di loro. L’FMI e altre istituzioni finanziarie multilaterali stanno cercando di aumentare il sostegno ai Paesi africani più vulnerabili in modo che possano combattere meglio la malattia, la quale, secondo gli esperti, potrebbe facilmente sopraffare i loro sistemi sanitari, dotati di risorse insufficienti.

In Senegal, un gruppo di ricercatori ha iniziato a condurre le prove di validità di un test diagnostico che può essere fatto a casa e che può produrre risultati in appena 10 minuti. Si stima che il costo del test sarà di appena 1 dollaro. Il piano è quello di fabbricare i test in Senegal e nel Regno Unito e, se le prove dovessero soddisfare gli standard normativi, potrebbero essere distribuiti in Africa già a giugno. “Il nostro obiettivo è quello di fornire test a tutto il continente africano”, ha detto al quotidiano Al Jazeera, Amadou Sall, direttore del Pasteur Institute di Dakar. Sall e il suo team di ricercatori, che in precedenza hanno lavorato sui vaccini per la febbre gialla e la dengue, hanno sviluppato il prototipo per il test diagnostico in collaborazione con la Mologic, una società britannica di biotecnologie fondata dall’inventore del test di gravidanza Clearblue. Una volta pronti, i test saranno prodotti nel Regno Unito e in una nuova struttura con sede a Dakar gestita da DiaTropix, una filiale del Pasteur Institute che si concentra sui test per le malattie infettive.

Con un totale di più di 10.000 casi accertati, e un numero presumibilmente altrettanto alto di casi non ufficializzati, gli analisti temono che l’Africa possa seguire presto una traiettoria simile a quella di molti Paesi europei, con la differenza che le strutture sanitarie nel continente africano avrebbero molta più difficoltà a fronteggiare una simile epidemia. L’Africa Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha notevolmente aumentato la sua strategia di prevenzione nelle ultime settimane, costituendo laboratori in più di 43 Paesi, un aumento sorprendente se si considera che, a febbraio, solo due Paesi erano in grado di testare la malattia. L’Africa CDC ha anche fornito 1.000 kit di test a tutti gli Stati africani contagiati. Il miliardario cinese Jack Ma ne ha donato, da parte sua, un altro milione. 

Al momento, il Senegal ha registrato un numero di casiaccertati pari a 226, di cui 2 morti e 92 guariti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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