Rep. Dem. del Congo: attacco in una zona mineraria, uccisi 3 cinesi

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 12:31 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un attacco armato condotto in una zona mineraria della Repubblica Democratica del Congo ha ucciso tre cittadini cinesi. È quanto ha riportato, lunedì 6 aprile, l’agenzia di stampa ufficiale di Pechino, Xinhua, citando una dichiarazione dellambasciata cinese nel Paese africano. L’attacco è avvenuto sabato 4 aprile nella provincia nord-orientale di Ituri, al confine con l’Uganda e il Sud Sudan. Xinhua, tuttavia, non ha specificato la miniera in questione o la società che la gestisce. “Purtroppo sono stati uccisi tre cittadini cinesi”, ha scritto.

La Repubblica Democratica del Congo è il maggior produttore mondiale di cobalto estratto, un elemento chiave nella costruzione delle batterie per i veicoli elettrici, e uno dei maggiori produttori africani di rame. La regione principale del Paese, specializzata nella produzione di rame e cobalto, si trova tuttavia nel Sud-Ovest, lontano dal luogo dell’attacco.

Lo Stato ha attratto, nel corso degli anni, miliardi di dollari in investimenti da parte di minatori cinesi, nonostante i rischi per la sicurezza. La compagnia canadese Banro, che possiede miniere a Maniema, una provincia della Repubblica Democratica del Congo a Sud di Ituri, ha sospeso le operazioni l’anno scorso dopo che molte delle sue miniere sono state colpite dagli attacchi dei ribelli armati.

L’ambasciata cinese ha chiesto al governo di Kinshasa di “adottare misure efficaci per proteggere la vita e la proprietà dei cittadini cinesi nella Repubblica Democratica del Congo, nonché di accelerare lindagine sulle uccisioni, ha riferito Xinhua. L’ambasciata ha poi sconsigliato ai cittadini cinesi di effettuare viaggi verso la regione di Ituri a causa della radicata presenza di gruppi armati.

Diversi gruppi armati operano nelle regioni orientali del Paese africano nonostante la presenza della missione delle Nazioni Unite, una delle più grandi del continente. Ciò ha diffuso un generale risentimento della popolazione nei confronti del personale ONU, accusato di non essere in grado di proteggere adeguatamente i cittadini e di non fare abbastanza per fermare la minaccia dei gruppi armati. Le tensioni tra civili da una parte e forze di sicurezza e agenti della MONUSCO dall’altra sono iniziate il 25 novembre. Gli abitanti di Beni, stanchi delle continue incursioni, hanno avviato una serie di proteste contro le forze di sicurezza e il personale della missione di peacekeeping, distruggendo e dando fuoco a diversi edifici. La polizia ha usato gas lacrimogeni e colpi di avvertimento per disperderli. 

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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