Mali: attacco contro una base militare, uccisi 25 soldati

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 10:45 in Africa Mali

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Almeno 25 soldati maliani sono stati uccisi in un attacco contro una base militare nella città settentrionale di Bamba. Durante loffensiva, anche una decina di aggressori è stata neutralizzata, secondo quanto riportato dal governo, lunedì 6 aprile. Le autorità, tuttavia, non hanno specificato a quale gruppo terroristico vada attribuita la responsabilità del colpo.

Un residente di Bamba, intervistato dall’agenzia di stampa Agence France Presse in condizioni di anonimato, ha riferito che alcuni uomini armati sono arrivati nei villaggi vicini, sulle loro motociclette, domenica 5 aprile, prima di radunarsi per l’attacco all’alba di lunedì. “Abbiamo visto 25 corpi sul posto”, ha dichiarato lintervistato, aggiungendo che i combattenti hanno distrutto il campo e rubato gran parte dell’equipaggiamento militare. “Nessun civile è stato ferito, è stata un’operazione contro la base”, ha specificato il residente.

L’esercito del Mali subisce ripetutamente pesanti perdite a causa delle offensive dei gruppi armati attivi nell’area del Sahel e legati alle organizzazioni terroristiche di al-Qaeda e dello Stato islamico. Lultimo attacco nel Paese risale al 19 marzo, quando sospetti militanti islamisti hanno condotto un attacco contro una base militare situata nel Nord-Est. L’attentato ha interessato, nello specifico, un accampamento militare situato a Tarkint, a circa 125 km a Nord della città settentrionale di Gao.

L’attacco di lunedì arriva a circa una settimana dalle elezioni parlamentari nazionali, le prime da almeno 7 anni. Il voto si è tenuto il 29 maggio e, nonostante la presenza di osservatori elettorali, non sono mancati gli episodi di violenza, come rapimenti, saccheggi e uccisioni. Il secondo turno elettorale è stato programmato per il 19 aprile.

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area è stata inaugurata ufficialmente, il 29 marzo, una nuova task force, chiamata Takuba, per coordinare gli sforzi regionali nella lotta al terrorismo. La Francia, insieme ad altri 13 Paesi europei, collaborerà con gli eserciti del Mali e del Niger per assistere le forze locali nella lotta contro i gruppi armati, integrando le operazioni compiute dalla missione francese Barkhane e dalla forza congiunta del G5 Sahel, composta da truppe provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dalla Mauritania e dal Niger. La nuova missione opererà nella regione di Liptako, un’area compresa tra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, secondo quanto si apprende dalla dichiarazione. Liptako è nota per essere una roccaforte dei combattenti dell’Isis nella regione del Sahel.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

Dopo le ultime elezioni legislative, si spera che il nuovo Parlamento attui le riforme previste dallaccordo di pace negoziato ad Algeri, nel 2015, tra il governo di Bamako e diversi gruppi armati. L’attuazione delle riforme procede lentamente, anche se quest’anno l’esercito maliano è riuscito a dispiegare nel Paese alcune unità composte sia da ex ribelli sia da militari regolari, come previsto da una delle disposizioni dell’accordo di Algeri. Il patto prevede anche il decentramento della governance, come richiesto da alcuni gruppi ribelli.Parallelamente a questi sforzi, le autorità hanno affermato di essere pronte ad avviare nuovi colloqui con i gruppi armati.Questi ultimi, dal canto loro, hanno precisato che negozieranno con il governo, solo se le truppe francesi e il contingente delle Nazioni Unite si ritireranno dal Paese.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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