La Cina rilascia un documento sul coronavirus, gli USA vogliono più trasparenza

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 20:26 in Cina USA e Canada

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La Cina ha pubblicato un documento in cui chiarisce le tempistiche in cui Pechino ha condiviso le informazioni sul coronavirus, il 6 aprile. Tuttavia, il giorno seguente, gli Stati Uniti chiedono maggiore trasparenza a tutti i Paesi. 

Il documento è stato pubblicato dall’agenzia di stampa Xinhua ed è intitolato “Cronologia del rilascio delle informazioni sul COVID-19 da parte della Cina e della promozione della cooperazione internazionale sulla risposta alle epidemie”. Secondo Pechino, “sotto la forte guida del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (CPC) con il compagno Xi Jinping come perno, la Cina ha adottato le misure di prevenzione e controllo più complete e più rigorose per combattere l’epidemia”. L’articolo sostiene, inoltre, che il popolo cinese, 1.4 miliardi di persone, sia stato unito dalla lotta contro la pandemia, pagando “un prezzo eccezionale e sacrificando molto”. Con gli sforzi congiunti di tutta la nazione, la tendenza positiva nella prevenzione e nel controllo dell’epidemia in Cina è stata costantemente consolidata e ampliata e il ripristino della produzione normale e della vita quotidiana è stato avviato.

“Il virus non conosce confini nazionali e l’epidemia non distingue le razze”, riferisce il documento. “Solo con la solidarietà e la cooperazione, la comunità internazionale può prevalere sulla pandemia e salvaguardare la patria comune dell’umanità. Sostenendo la visione di costruire una comunità con un futuro condiviso, la Cina ha rilasciato tempestivamente informazioni su COVID-19 sin dall’inizio dell’epidemia in modo aperto, trasparente e responsabile, condividendo senza riserve con l’OMS e la comunità internazionale la sua esperienza nella risposta alle epidemie e nelle cure mediche, per rafforzare la cooperazione nella ricerca scientifica”. Secondo il documento, inoltre, Pechino ha fornito assistenza a tutte le parti al meglio delle proprie capacità e questi sforzi sarebbero stati ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale.

Tuttavia, il 7 aprile, il segretario di stato USA, Mike Pompeo, ha esortato tutti i Paesi a essere trasparenti e onesti nell’affrontare la pandemia di coronavirus. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, si tratta di un velato riferimento alla Cina. Parlando durante una conferenza stampa presso il Dipartimento di Stato, Pompeo non ha menzionato la Cina ed ha evitato la dura retorica che aveva usato di recente. In precedenza, il segretario aveva accusato Pechino di aver nascosto le dimensioni dell’epidemia e di non aver condiviso dati precisi con il resto del mondo. Pompeo ha anche evitato di utilizzare il termine “virus di Wuhan”, in riferimento alla città cinese dove è nata la pandemia. Questa definizione ha più volte causato il nervosismo dei rappresentanti cinesi. Interrogato sui rapporti bilaterali con Pechino, Pompeo ha affermato che tutti i Paesi hanno l’obbligo di fornire dati precisi e tempestivi per aiutare il mondo a conoscere meglio il virus.

Inoltre, anche molti quotidiani statunitensi e internazionali hanno trattato il tema del coronavirus e della governance cinese, in maniera critica. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino, il 31 dicembre 2019. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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