Iraq: la coalizione anti-Isis lascia un’altra base

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 17:01 in Iraq USA e Canada

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La coalizione anti-ISIS a guida statunitense, martedì 7 aprile, ha evacuato le proprie forze da una base situata nell’area di Abu Gharib, a 20 km a Ovest di Baghdad. Si tratta della sesta operazione consecutiva di tal tipo.

In particolare, come specifica il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la base ospitava forze francesi, membri della coalizione impegnata nella lotta allo Stato Islamico. Secondo una dichiarazione del 7 aprile del Comando operativo congiunto, il quartier generale dei “consiglieri delle forze della coalizione internazionale alla guida della sesta divisione” è stato evacuato, a seguito di colloqui “produttivi” tra il governo iracheno e la coalizione stessa. Anche tale operazione è da inserirsi in un quadro più ampio di ridistribuzione e ridimensionamento delle forze della coalizione in Iraq, le quali cedono di volta in volta la responsabilità delle basi liberate alle forze irachene. Il piano scaturisce, a sua volta, da una serie di crescenti tensioni e preoccupazioni per Washington e ad un ritiro delle proprie truppe dai territori iracheni.

Da parte sua, il comitato di sicurezza del Parlamento iracheno ha parlato del ritiro americano da una serie di basi come un “piano precauzionale tattico”. Tuttavia, un membro del comitato, Siaran al-‘Ajibi, ha affermato, in una dichiarazione alla stampa, che gli americani non si sono ritirati e non si ritireranno dall’Iraq, perché “ritengono che ciò influirà negativamente sulle loro strategie di dominio nella regione del Medio Oriente”. Inoltre, ha aggiunto al-‘Ajibi, si tratta di misure difensive in caso di eventuali attacchi futuri, volte altresì a fornire copertura ai soldati posti nelle basi dove sono stati dispiegati missili Patriot.

La coalizione anti-ISIS, a guida statunitense, conta circa 80 membri. Sin dal 2014, questa si è impegnata nella lotta contro lo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione mira anche a minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, a frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e a riportare la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

Il 5 aprile è avvenuta la consegna della base di Habbaniyah, situata nel governatorato occidentale di al-Anbar, a circa 89 km a Ovest di Baghdad. Tra le ultime basi liberate e passate in mano alle forze irachene, vi è poi la base K1, situata nella regione di Kirkuk. L’operazione è avvenuta il 29 marzo e, in tale occasione, il portavoce della coalizione, Myles B. Caggins, ha affermato che, a seguito della fuoriuscita di circa 300 uomini, l’esercito iracheno ha altresì ricevuto attrezzatura militare ed equipaggiamento dal valore di almeno 1.1 milioni di dollari. Precedentemente, è stata la volta di al-Qaim, situata vicino al confine con la Siria, il cui trasferimento è stato completato il 18 marzo, e Qayyarah, nel Sud di Mosul, la cui consegna è del 26 marzo. Le truppe ritirate da al-Qaim sono state riposizionate presso altre basi in Iraq, in particolare a Erbil e in Kuwait. Qayyarah, invece, considerata un punto di partenza strategico per le forze di sicurezza irachene e per la coalizione durante la battaglia volta alla riconquista di Mosul, rappresenta altresì un hub per l’aeronautica militare irachena.

Sin da ottobre 2019, sono almeno 25 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Tra i principali episodi del mese scorso, nelle prime ore del 17 marzo, due missili hanno colpito la base di Besmaya, situata a 60 km a Sud della capitale irachena, che ospita forze spagnole legate alla coalizione anti-ISIS e forze di addestramento NATO. Ancor prima, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco ha causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione.

In tale quadro, fonti militari irachene e statunitensi hanno rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, la stessa che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Si prevede che gli Stati Uniti invieranno altre due batterie, sebbene, a detta delle fonti, i sistemi attualmente si trovino ancora in Kuwait, in attesa di essere traferiti in Iraq.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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