Il Giappone dichiara lo stato d’emergenza

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 16:13 in Asia Giappone

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Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha dichiarato lo stato di emergenza in risposta all’aumento del numero di infezioni da coronavirus nelle grandi città del Paese. Tuttavia, le garanzie costituzionali giapponesi rendono difficile vietare ai cittadini di aggregarsi. 

La dichiarazione è stata resa nota martedì 7 aprile e riguarda Tokyo, 3 prefetture circostanti, Osaka, Hyogo e Fukuoka. Lo stato d’emergenza è accompagnato da un pacchetto economico da 108 trilioni di yen, che equivalgono a circa 990 miliardi di dollari. Tale cifra rappresenta circa il 20% del prodotto interno lordo del Paese. Tuttavia, molti critici sono preoccupati delle tempistiche necessarie a ricevere l’aiuto finanziario. 

“Dobbiamo fare di tutto per proteggere le strutture mediche dall’essere sopraffatte, ora sono vicine a raggiungere il limite di capacità”, ha dichiarato Abe, durante il discorso alla nazione del 7 aprile. “Se riusciamo a ridurre il contatto da persona a persona del 70 o 80%, le infezioni raggiungeranno il loro picco tra 2 settimane”, ha aggiunto il premier, che ha chiesto che i cittadini possano lavorare da casa, il più possibile. 

Tuttavia, la quarantena imposta in altri Paesi non può essere applicata in Giappone, perché i poteri del governo di controllare la popolazione sono limitati dalla costituzione, imposta al Paese dagli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale. La libertà di associazione e di riunione è garantita costituzionalmente, così come la libera scelta di residenza, “nella misura in cui non interferisca con il benessere pubblico”.

A tale proposito, si è aperto un dibattito, poichè il termine “benessere pubblico” non ha una chiara definizione nel documento costituzionale, secondo quanto ha sottolineato Osamu Nishi, professore di diritto costituzionale all’Università Komazawa di Tokyo. Secondo l’esperto, tuttavia, l’attuale situazione soddisfa i criteri. “Questo stato di emergenza è perfettamente costituzionale nelle circostanze”, ha affermato Nishi. “Ma i cittadini possono ricevere solo richieste e istruzioni, non ordini”, ha aggiunto. 

Il governatore dell’Hokkaido, l’isola principale più settentrionale del Giappone, è stato il primo a prendere decisioni drastiche e aveva dichiarato lo stato di emergenza, già il 28 febbraio. Pur non avendo basi legali, i cittadini hanno rispettato le sue direttive e l’isola è stata in grado di revocare le misure il 19 marzo. Hokkaido non ha riportato nuovi casi negli ultimi 2 giorni. La maggior parte degli infetti si è ora ripresa e l’isola ha registrato solo 9 morti su una popolazione di 5,3 milioni. Contrariamente alla maggior parte del Giappone, la prefettura dell’isola ha condotto numerosi test.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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