Egitto: nuovo rinvio dell’udienza sul caso di Patrick Zaky

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 13:47 in Africa Egitto

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È stata nuovamente rinviata di una settimana, a causa del coronavirus, l’udienza sul caso di Patrick George Zaky, lo studente egiziano dellUniversità di Bologna arrestato al Cairo due mesi fa. Nella nuova udienza, sarà deciso se prolungare o meno di altri 15 giorni la custodia cautelare del ragazzo, accusato di propaganda sovversiva, diffusione di notizie false e altri crimini condannati dallordinamento egiziano. L’ONG Amnesty International, che segue da vicino la vicenda, ha precisato che a causa dellemergenza COVID-19 non è ancora nota la data della prossima udienza. Fino a quel momento, Zaky resterà nel carcere di Tora, al Cairo, dove è stato trasferito il 5 marzo, dopo aver passato gran parte della sua detenzione a Mansoura, sua città natale.

Zaky è stato arrestato la mattina del 7 febbraio allaeroporto del Cairo, secondo quanto riferito dai suoi avvocati. Il ragazzo, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaky ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. 

Nel frattempo, gli avvocati della ONG di cui è membro il ricercatore, ovvero Iniziativa Egiziana per i diritti personali (EIPR), hanno presentato due denunce alla Procura generale chiedendo di indagare sulle presunte falsificazioni dei verbali e sulle torture perpetrate ai danni del ragazzo egiziano. La prima denuncia, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, è rivolta contro la Sezione indagini del Commissariato di Mansura per “falsificazione del verbale di arresto dell’8 febbraio 2020″. La seconda riguarda il fatto che “Patrick sia stato percosso e sottoposto a scariche elettriche prima che fosse presentato alla Procura”. Tali accuse vengono smentite dalla magistratura egiziana.

Secondo quanto dichiarato da Amnesty International, il rischio che Zaky possa subire torture è decisamente elevato. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi”, ha scritto la ONG sul suo sito italiano. “Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Zaky si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aggiunge. Intervistato dall’agenzia di stampa ANSA, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, aveva dichiarato, il 10 febbraio: “Ci aspettiamo un susseguirsi di ordini di detenzione di 15 giorni, rinnovabili più volte, e naturalmente in questa situazione di detenzione prolungata, con la scusa di condurre indagini, il rischio è che le condizioni detentive siano equiparabili a tortura, se non la tortura stessa”. La ONG Iniziativa Egiziana per i diritti personali (EIPR), di cui il ricercatore fa parte, ha riferito che il ragazzo sarebbe già stato picchiato e torturato con l’elettrochoc dalle forze di sicurezza egiziane. Il primo marzo, durante una visita ai familiari, Zaky ha riferito di stare bene ma di essere molto preoccupato per il prolungamento della sua detenzione. “Sto bene, per quanto si possa stare bene in prigione. Voglio che tutto finisca per ritornare a studiare. Fino ad allora voglio riavere i miei libri e la libertà di usare il bagno”, sono state le parole del ragazzo, ricercatore presso l’Università di Bologna, riportate dalla pagina Facebook “Patrick Libero”. Da quel momento, tuttavia, le notizie sul suo conto sono scarse vista l’emergenza dell’epidemia di coronavirus, che in Egitto sta creando una seria crisi sanitaria visto l’alto numero di contagi.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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