Coronavirus: Associazione medica nigeriana rifiuta l’aiuto della Cina

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 6:03 in Africa Nigeria

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La Nigerian Medical Association (NMA) ha rifiutato l’aiuto di un team medico proveniente dalla Cina per sostenere il Paese nella lotta contro il coronavirus. La proposta di una task force composta da 18 esperti cinesi, tra cui medici e infermieri, era stata annunciata dal ministro della Salute nigeriano, Osagie Ehanire, durante una conferenza stampa, il 3 aprile. 

Tuttavia, il presidente di NMA, Francis Adedayo Faduyile, ha definito l’offerta “un imbarazzo per i membri dell’Associazione e altri operatori sanitari che stanno dando il loro meglio nella lotta contro la pandemia Covid-19 in condizioni di lavoro deplorevoli.” 

In seguito a tale affermazione, il direttore generale dell’Agenzia di orientamento nazionale (NOA), Garba Abari, si è affrettato a precisare le ragioni della proposta. Secondo Abari, l’invito della squadra cinese è stato promosso per condividere la propria esperienza con il Nigeria Centre for Disease Control (NCDC), e non per assumere in prima persona la gestione della pandemia. 

Ciononostante, il chiarimento non ha fermato l’opposizione dei medici nigeriani. Il presidente di NMA ha rivelato che, nel prendere tale decisione, il governo non avrebbe considerato le leggi esistenti che regolano l’attività medica in Nigeria. In particolare, Faduyile fa riferimento al Medical and Dental Council Act, il quale prevede che il Consiglio medico e dentale nigeriano deva essere consultato per consentire a dottori stranieri di interagire con i propri pazienti.

In aggiunta, Faduyile ha dichiarato che la vera emergenza per il Paese africano è rappresentata dalla mancanza di attrezzature di protezione personale, di kit di test e di qualsiasi forma di assicurazione per il personale sanitario. Nello specifico, la NMA ha esortato il governo federale a rivedere e ad approvare migliori incentivi sociali per il personale medico in prima linea. Inoltre, l’Associazione ha affermato che sarebbe meglio impiegare medici nigeriani attualmente disoccupati o sottoccupati, aggiungendo che il personale cinese non avrebbe familiarità con la cultura o le sfide del lavoro in Nigeria.

Ulteriori proposte coinvolgono la disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale, più risorse per facilitare i test, l’apertura e l’equipaggiamento di un maggior numero di centri di isolamento e di strutture sanitarie in tutto il Paese. 

Parallelamente, secondo la NMA, il governo dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza sanitaria e cogliere l’occasione per potenziare le strutture ospedaliere che versano in pessime condizioni. Un’altra misura fondamentale sarebbe ampliare la task force presidenziale per includere ulteriori soggetti interessati, come i giornalisti e la società civile, al fine di garantire un impegno maggiore.

Al momento, la Nigeria conta 232 casi di contagio da coronavirus, 5 decessi e 33 guariti. Nel dettaglio, lo Stato di Lagos risulta il più colpito, con un totale di 115 casi. Proprio lì, si era verificato il primo contagio da Covid-19, il 27 febbraio. Si tratta di un cittadino italiano arrivato da Milano, uno dei principali focolai di tutta l’Europa. Per contenere l’epidemia nel Paese più popolato dell’Africa, lo scorso 29 marzo il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha ordinato la sospensione di tutte le attività nelle città di Lagos e Abuja per 14 giorni. Il blocco è altresì esteso allo stato di Ogun, al confine con Lagos. Tali restrizioni non sono applicate a ospedali e negozi di prima necessità come supermercati o farmacie. Secondo Buhari, il periodo di isolamento servirà ad identificare e mettere in quarantena le persone entrate in contatto con i casi confermati.

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Mariela Langone

di Redazione

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