Argentina: default parziale

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 10:36 in America Latina Argentina

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L’Argentina ha dichiarato un default parziale. Con un decreto pubblicato lunedì 6 aprile, il governo di Alberto Fernández ha rinviato fino al 2021 il pagamento di varie emissioni obbligazionarie maturate nel corso di quest’anno. Si tratta di obbligazioni in valuta statunitense emesse secondo la legge argentina e il cui importo è di circa 10.000 milioni di dollari. “Questa decisione fa parte del piano che abbiamo ideato per ripristinare la sostenibilità del debito” – ha dichiarato il ministro delle finanze Martín Guzmán.

Con la rinegoziazione generale del debito posticipato dalla pandemia, Martín Guzmán sembra riservare i pochi dollari che il governo ha a disposizione per il pagamento delle obbligazioni conformi alla legislazione straniera (cioè sottoposte alla legislazione della borsa di New York): un default su tali obbligazioni significherebbe l’apertura automatica di cause legali e, probabilmente, l’emergere dei cosiddetti “fondi avvoltoio”, quei fondi che investono in debito sono considerati non pagabili e chiedono un risarcimento in tribunale. Con le obbligazioni di diritto argentino tale rischio è inferiore, sebbene tra le vittime del rinvio vi siano grandi fondi internazionali, come Fidelity e Pimco.

La scorsa settimana, Guzmán aveva assicurato che tutti i titoli sarebbero stati trattati allo stesso modo. La violazione dell’impegno è stata tuttavia relativamente ben accolta a Wall Street, dove le obbligazioni argentine ai sensi della legge statunitense hanno registrato un leggero aumento. Ciò è dovuto, secondo gli analisti, al fatto che gli investitori avrebbero interpretato che queste obbligazioni avrebbero avuto un trattamento privilegiato, nel senso che il loro rimborso, almeno fino al raggiungimento di un accordo di ristrutturazione, sarebbe stata una priorità. Il rischio paese è addirittura sceso di alcuni punti. Le obbligazioni di diritto argentino, al contrario, si sono deprezzate del 17%.

L’annuncio del differimento non è stata una sorpresa per gli analisti. Giovedì 2 e venerdì 3 aprile, le obbligazioni di diritto argentino sono state vendute a circa il 30% del loro valore nominale, cioè a prezzi per cui era ipotizzabile un default.

Nel decreto di rinvio il governo di Buenos Aires ha sostenuto che la pandemia aveva “modificato le scadenze previste” nel programma di sostenibilità del debito e che il suo “impatto sulla salute pubblica aggiunto alla situazione economica e sociale prevalente” ha reso obbligatoria la misura. A maggio era previsto il pagamento di oltre 20 miliardi di dollari di una delle obbligazioni differite al 2021. Fino a dicembre ci sono scadenze per altri 2 miliardi di dollari. Attraverso il suo account Twitter, Martín Guzmán ha aggiunto che il rinvio fa parte di un “piano per stabilire le condizioni per un’Argentina che si sviluppa con l’inclusione sociale quando ci lasceremo alle spalle queste circostanze molto difficili di Covid-19”.

A medio termine, nessuno è in grado di prevedere se questo rinvio, o parziale “default”, sia l’ultimo, o se ulteriori misure di questo tipo dovranno essere prese fino al raggiungimento della piena sospensione dei pagamenti. I calcoli che Martín Guzmán, che ha i pieni poteri nella gestione del debito, aveva fatto a gennaio sono stati resi nulli dalla pandemia e dal rallentamento economico causati dal confinamento della popolazione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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