Algeria: il coprifuoco nazionale si prolunga e si estende su tutto il Paese

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 17:31 in Africa Algeria

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L’Algeria ha deciso di estendere il coprifuoco vigente per limitare la diffusione del coronavirus. Nel frattempo, nel Paese il numero di casi è salito a un totale di 1.160. La maggior parte è stata riportata a Blida, una città situata poco più a Sud di Algeri.

Da lunedì 6 aprile, il coprifuoco in Algeria durerà dalle 15:00 fino alle 7 di mattina nella capitale Algeri e in altre otto province, mentre sarà valido dalle 19:00 fino alle 7 nella maggior parte delle altre regioni. Le due province più meridionali, quasi del tutto deserte, non hanno casi confermati e non saranno soggette a coprifuoco.

La ricaduta economica del coronavirus in Algeria e le misure per contenerlo possono accelerare la crisi delle finanze statali, dopo anni di deficit elevati e dopo il crollo del prezzo del petrolio, che va avanti da ormai un mese.

L’Algeria, secondo quanto si apprende dalle dichiarazioni del Ministero della Sanità, ha deciso di trattare i casi più gravi di coronavirus con la clorochina. Il Comitato scientifico di monitoraggio della diffusione del coronavirus ha appoggiato la scelta. “Non ci sbagliamo”, ha affermato in videoconferenza il ministro della Sanità, Abderrahmane Benbouzid, al termine di un incontro con un gruppo di esperti cinesi. “L’Algeria non ha altra scelta. Il nostro approccio terapeutico è stato convalidato dal comitato scientifico istituito ad hoc dal presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune”, ha aggiunto Benbouzid, sottolineando che la scelta del farmaco antimalarico per curare i pazienti affetti da coronavirus è stata assunta dopo vari esperimenti condotti in altri Paesi con sistemi sanitari di qualità. Tra questi, c’è anche la Cina che, a detta del ministro, “sembra essere riuscita a contenere l’epidemia”. L’utilizzo della clorochina è promosso in particolare dal virologo francese Didier Raoult, recentemente elogiato dal presidente statunitense Donald Trump.  

LAfrica, finora, ha raggiunto in totale più di 10.000 casi di coronavirus. Nella regione del Nord Africa, dove si registrano i numeri più elevati, lAlgeria risulta al momento il Paese pù colpito, con 1.160 casi positivi. Il Marocco conta, ad oggi, 959 casi, la Tunisia 569, l’Egitto 978 e la Libia 17. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano momentaneamente i seguenti: 3 in Mauritania, 138 in Senegal, 1 in Gambia, 123 in Guinea, 18 in Guinea-Bissau, 39 in Mali, 238 in Burkina Faso, 6 a Capo Verde, 8 in Liberia, 279 in Costa d’Avorio, 251 in Ghana, 32 in Togo, 17 in Benin, 198 in Nigeria, 632 in Camerun, 13 in Guinea Equatoriale, 22 in Gabon, 38 in Repubblica del Congo, 8 in Repubblica Centrafricana, 138 in Repubblica Democratica del Congo, 14 in Namibia, 1.579 in Sudafrica, 6 in Eswatini, 33 in Zambia, 101 in Ruanda, 3 in Burundi, 20 in Tanzania, 148 in Kenya, 6 in Somalia, 38 in Etiopia, 81 in Gibuti, 8 in Sudan, 1 in Sud Sudan, 230 nelle Mauritius, 80 in Madagascar, 9 in Ciad, 217 in Niger, 12 in Angola, 9 in Zimbabwe, 10 in Mozambico, 52 in Uganda, 29 in Eritrea, 6 in Sierra Leone, 5 in Botswana, 5 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più, poi, è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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