Africa, coronavirus: 52 Paesi contagiati

Pubblicato il 7 aprile 2020 alle 9:34 in Africa

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L’isola di Sao Tome e Principe è diventata il 52esimo Paese africano a registrare casi ufficiali di coronavirus. La nazione ha annunciato, lunedì 6 aprile, i suoi primi quattro pazienti positivi. Il primo ministro, Jorge Bom Jesus, ha rivelato che la conferma è arrivata dal Gabon, dove i test erano stati inviati per la lettura dei risultati. Nel continente, restano ancora privi di casi i due Stati del Lesotho e dell’Unione delle Comore. I dati suggeriscono che il numero totale di persone africane infette si sta avvicinando a 9.500, con oltre 400 morti. Più 900 pazienti, invece, risulltano guariti.

L’Organizzazione mondiale della sanità, OMS, ha chiesto sforzi maggiori nella lotta contro il COVID-19. In una conferenza stampa, sempre nella giornata di lunedì, il direttore generale dell’organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha chiesto di adottare un approccio globale. “Abbiamo affermato costantemente che siamo in questa situazione tutti insieme e che possiamo avere successo solo insieme. Abbiamo bisogno di un approccio globale, in cui tutti facciano la propria parte”, ha affermato Tedros.

Nella giornata di domenica 5 aprile, anche il Sud Sudan ha annunciato il suo primo caso, mentre lEtiopia ha riportato la sua prima morte per coronavirus e ha confermato altri 5 pazienti positivi, portando il suo totale a 43. Nel frattempo, nel continente, i numeri più alti continuano ad essere registrati, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 959 casi, l’Algeria 1.160, la Tunisia 569, l’Egitto 978 e la Libia 17. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 3 in Mauritania, 138 in Senegal, 1 in Gambia, 123 in Guinea, 18 in Guinea-Bissau, 39 in Mali, 238 in Burkina Faso, 6 a Capo Verde, 8 in Liberia, 279 in Costa d’Avorio, 251 in Ghana, 32 in Togo, 17 in Benin, 198 in Nigeria, 632 in Camerun, 13 in Guinea Equatoriale, 22 in Gabon, 38 in Repubblica del Congo, 8 in Repubblica Centrafricana, 138 in Repubblica Democratica del Congo, 14 in Namibia, 1.579 in Sudafrica, 6 in Eswatini, 33 in Zambia, 101 in Ruanda, 3 in Burundi, 20 in Tanzania, 148 in Kenya, 6 in Somalia, 38 in Etiopia, 81 in Gibuti, 8 in Sudan, 1 in Sud Sudan, 230 nelle Mauritius, 80 in Madagascar, 9 in Ciad, 217 in Niger, 12 in Angola, 9 in Zimbabwe, 10 in Mozambico, 52 in Uganda, 29 in Eritrea, 6 in Sierra Leone, 5 in Botswana, 5 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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