Yemen: l’escalation continua

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 9:01 in Medio Oriente Yemen

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Un bombardamento condotto dai ribelli sciiti Houthi ha causato la morte di 5 donne ed il ferimento di altre 28 persone a Ta’izz, nel Sud-Ovest dello Yemen. Parallelamente, il 5 aprile, le forze congiunte hanno lanciato un attacco presso al-Jawf, nel Nord-Est del Paese.

La prima notizia è stata riferita da al-Jazeera, sulla base delle dichiarazioni di alcune fonti, tra cui l’ufficio del Ministero della Sanità del governatorato, secondo cui l’attacco dei ribelli ha colpito una prigione di Ta’zz, la cui sezione femminile è sotto il controllo del governo centrale yemenita. Il bilancio delle vittime, è stato specificato, è da considerarsi preliminare. Come riferito dal vice portavoce dell’esercito nazionale di Taiz, Abdul Basit al-Bahar, l’episodio è giunto dopo un periodo di relativa calma nella zona. Il bombardamento, definito un “crimine pericoloso”, è stato condotto per mezzo di artiglieria, e le squadre di soccorso si sono recate sul posto nell’immediato per assistere le vittime sotto le macerie, ha aggiunto al-Bahar.

Parallelamente, le forze congiunte, formate dalla coalizione a guida saudita e dall’esercito centrale yemenita, hanno condotto un attacco, il 5 aprile, contro le postazioni dei ribelli Houthi situate a Hazm, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, nel Nord-Est dello Yemen. Secondo quanto riferito dal centro media delle forze governative, l’operazione ha portato alla liberazione di vaste aree dapprima controllate dai ribelli, oltre a perdite materiali e in termini di vite umane e alla cattura di 17 Houthi. Non da ultimo, le forze della coalizione hanno altresì attaccato un convoglio, mentre questo si dirigeva ad Hazm, causando ulteriori morti tra i ribelli.

Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Al-Jawf ha rappresentato una delle conquiste più rilevanti per gli Houthi negli ultimi cinque anni di conflitto. Sebbene sia considerato un governatorato povero rispetto alle altre regioni yemenite, al-Jawf rappresenta un luogo di rilevanza strategica. Da qui è possibile controllare le cinque province vitali circostanti, tra cui Sana’a da Sud Ovest e Ma’rib da Sud, oltre ad avvicinarsi ai giacimenti petroliferi sauditi a Nord-Est. Al momento, i ribelli sciiti mirano a prendere il controllo delle risorse petrolifere di Ma’rib, che, pertanto, potrebbe continuare ad essere testimone di violenti scontri.

L’escalation attualmente in corso ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020, ed ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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