Talebani accusano gli USA di aver violato l’accordo

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 18:49 in Afghanistan USA e Canada

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I talebani hanno dichiarato che i rappresentanti di Washington e i suoi alleati hanno “violato” lo storico accordo del 29 febbraio tra le due parti. Gli USA, da parte loro, negano completamente tale accusa. 

Nella sua dichiarazione, resa nota il 6 aprile, il gruppo militante islamista ha collegato la violazione dell’accordo ai ritardi nel rilascio di 5.000 prigionieri dalla custodia del governo afghano. Inoltre, i talebani hanno denunciato i presunti attacchi contro i propri obiettivi civili effettuati dalle forze di sicurezza afgane e statunitensi a Kandahar, Helmand, Farah, Kunduz, Nangarhar, Paktia, Badakhshan e Balk. Il gruppo ha quindi invitato gli Stati Uniti a rispettare l’accordo e a chiedere ai suoi alleati di attuarlo pienamente. I talebani, da parte loro, affermano di aver ridotto le violenze contro gli obiettivi civili e di aver rispettato l’intesa. Il gruppo, tuttavia, rivendica la possibilità di attaccare qualsiasi avamposto del governo afghano, fino a quando non ci sarà un accordo separato sul cessate il fuoco, a seguito di negoziati intra-afghani.

In risposta a queste dichiarazioni, il colonnello Sonny Leggett, portavoce delle forze statunitensi in Afghanistan, ha riferito che “i talebani devono ridurre la violenza”. “La USFOR-A ha confermato e continua a rispettare i termini militari dell’accordo USA-talebani; qualsiasi affermazione contraria è priva di fondamento. Ma la USFOR-A è stata chiara: difenderemo i nostri partner se attaccati, in conformità con l’accordo”, ha aggiunto. “Una diminuzione delle violenze è quello che vuole il popolo afgano ed è necessaria per consentire al processo politico di andare verso un accordo favorevole a tutti”, ha poi dichiarato. Inoltre, il colonnello ha ricordato che il mondo si trova in un momento particolarmente delicato: “Chiediamo ancora una volta a tutte le parti di concentrare i propri sforzi sulla pandemia globale di COVID-19”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. Gli Stati Uniti avevano iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan, il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio.

Tuttavia, numerose rimangono le criticità nel Paese, tra cui le difficoltà di implementare tutti i termini dell’intesa, particolarmente quelli relativi al dialogo intra-afghano. Il governo di Kabul doveva avviare il processo di rilascio di 100 prigionieri talebani, in cambio di 20 membri delle forze di sicurezza governative, il 2 aprile. Si trattava il primo passo verso la liberazione di 6.000 individui detenuti dal governo afghano e dal gruppo ribelle, al fine di rafforzare la fiducia tra le due parti, per avviare i colloqui di pace. “In mattinata è stato deciso che oggi sarebbero stati rilasciati 100 talebani in cambio di 20 membri delle forze di sicurezza afgane”, ha affermato un alto funzionario dell’ufficio del presidente afghano, Ashraf Ghani. I militanti islamisti sono delusi dai numeri limitati e dalla lentezza dei rilasci. I rappresentanti afghani, da parte loro, denunciano le continue violenze nel Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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