Siria, Idlib: le tensioni aumentano

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 11:26 in Medio Oriente Siria

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Aerei da guerra russi hanno sorvolato, nella mattina del 6 aprile, la regione siriana Nord-occidentale di Idlib, per la prima volta dal raggiungimento della tregua. Parallelamente, l’esercito turco continua a istituire nuove postazioni.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui gli aerei russi sono stati visti, nello specifico, nelle aree orientali e settentrionali del governatorato di Idlib. A detta di fonti locali, questi erano decollati dalla base di Hmeimim, situata nella regione di Latakia, e da qui si sono diretti verso la regione siriana Nord-occidentale, senza, tuttavia, condurre alcun attacco. Nel corso della notte tra il 5 ed il 6 aprile, gli aerei di Mosca hanno sorvolato soprattutto l’asse orientale di Idlib, suscitando preoccupazione nella popolazione locale, sempre più timorosa di nuovi bombardamenti che potrebbero infrangere la tregua attualmente in corso.

La regione di Idlib continua, però, ad essere testimone di tensioni. Gli ultimi attacchi ad opera delle forze del regime siriano si sono verificati nella sera del 5 aprile e all’alba del giorno successivo, il 6 aprile. In particolare, l’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, ha colpito diversi villaggi situati presso il fronte di Saraqib, tra cui Afes. La medesima area ha poi assistito, sempre il 5 aprile, a scontri via terra che hanno visto impegnate le forze di Assad ed i gruppi ribelli. Saraqib svolge un ruolo rilevante, in quanto attraversata sia dalla strada internazionale M4, che collega Aleppo e Latakia, sia dalla cosiddetta M5, via di comunicazione tra Aleppo e Damasco. La città è stata conquistata dall’esercito del regime il 2 marzo, ma da allora le aree circostanti, dove sono presenti ancora gruppi di ribelli, hanno continuato ad assistere a scontri e sporadici bombardamenti.

Il quadro della situazione a Idlib delle ultime ore vede poi una crescente mobilitazione da parte delle forze turche. Stando alle dichiarazioni di fonti locali del 6 aprile, l’esercito di Ankara ha istituito una nuova postazione nella zona di Bernas, presso il distretto occidentale di Badama, situato nelle vicinanze dell’area rurale di Latakia. Nella sera del 5 aprile, inoltre, la Turchia ha inviato ulteriori rinforzi presso il Nord-Ovest della Siria, dopo aver creato, nel corso della giornata, tre nuove postazioni nell’area circostante la strada internazionale M4. I rinforzi sono stati costituiti perlopiù da carri armati, mezzi per il trasporto del personale e veicoli militari.

Tali operazioni giungono a seguito dell’invito del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il quale, dal 27 marzo, ha chiesto un cessate il fuoco per tutto il Paese, con il fine di contrastare l’emergenza coronavirus. Le Nazioni Unite hanno evidenziato che l’epidemia minaccia, in particolare, i 6.5 milioni di sfollati del Paese e oltre un milione di civili, situati presso gli accampamenti al confine turco. La Siria risente, poi, delle conseguenze del perdurante conflitto, che ha gravemente danneggiato il sistema sanitario e le infrastrutture a disposizione.

Oltre alla tregua esortata a livello internazionale, il governatorato di Idlib è al centro del cessate il fuoco raggiunto il 5 marzo scorso dal presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Tra i diversi punti, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili.

Sebbene non completamente rispettata, la tregua ha consentito ad alcuni sfollati di far ritorno nei propri villaggi situati nelle aree rurali di Aleppo e Idlib. Tuttavia, secondo quanto riferito, il 5 aprile, dall’organizzazione no profit Syria Response Coordination Group, la percentuale di siriani che ha fatto ritorno nelle proprie abitazioni è pari a 72.613 sfollati, ovvero 13.446 famiglie, rientrati presso 43 villaggi. Tuttavia, è stato segnalato, le risorse continuano a diminuire ed i rischi ad aumentare.

La Siria risente di un conflitto entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e il presidente Assad, appoggiato da Mosca. L’esercito del governo è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale, ma Idlib continua a rappresentare l’ultima roccaforte posta, in buona parte, sotto il controllo delle forze di opposizione. Per tale motivo, è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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