Marocco, coronavirus: liberati 5.654 prigionieri

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 16:13 in Africa Marocco

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Il re marocchino, Mohammed VI, ha concesso la grazia a 5.654 prigionieri e ne ha ordinato il rilascio per evitare il contagio da coronavirus nelle carceri. Il Ministero della Giustizia ha riferito la decisione sottolineando che i detenuti liberati sono stati selezionati in base alla loro età, alle condizioni salute, alla buona condotta e alla durata della detenzione. Verranno rilasciati in più fasi a causa di circostanze eccezionali legate alla situazione sanitaria di emergenza e alle precauzioni necessarie”, ha specificato il Ministero in una nota. La decisione arriva dopo che lepidemia di Covid-19 ha ufficialmente ucciso 71 persone e ne ha infettate 966 nel Paese nordafricano.

Il re ha altresì ordinato alle autorità di adottare “tutte le misure necessarie per rafforzare la protezione dei detenuti nelle carceri” che sono ampiamente noti per essere sovraffollati. Il Marocco, che ospita in generale 35 milioni di abitanti, registra circa 232 detenuti per 100.000 abitanti. Le autorità carcerarie hanno già adottato diverse misure per proteggere il personale e ridurre le visite.

Con la diffusione della pandemia, i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno esortato le autorità a liberare tutti i prigionieri politici, compresi quelli tenuti in detenzione preventiva o vicini alla scadenza della pena. Tuttavia, non è ancora stato chiarito se i prigionieri arrestati per aver partecipato al movimento di protesta “Hirak”, esploso nel Nord del Marocco tra il 2016 e il 2017, sono tra quelli che hanno ricevuto la grazia dal re.

LAlto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato il mese scorso che tutti i Paesi dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di rilasciare i detenuti anziani e i criminali a basso rischio. Alcuni Stati, tra cui Iran, Afghanistan, Indonesia, Canada e Germania hanno già liberato migliaia di prigionieri per ridurre il rischio di un grave focolaio nelle carceri. Misure simili sono state prese in Gran Bretagna, Polonia e Italia, con le autorità incaricate che monitorano da vicino quelli che vengono rilasciati per assicurarsi che non aumentino le attività criminali o i disordini sociali in un momento di disagio nazionale. Ma mentre tali misure sono possibili nei Paesi più sviluppati, la sfida diventa più seria in altre parti del mondo. In Iran, dove circa 190.000 persone sono incarcerate e il coronavirus ha infettato più di 32.000 persone, il governo ha annunciato che rilascerà temporaneamente 85.000 prigionieri, mentre a 10.000 di loro è stata concessa la grazia.  

“Il covid-19 ha iniziato a colpire le carceri, le prigioni e i centri di detenzione per gli immigrati, nonché case di cura e ospedali psichiatrici, e rischia di scatenarsi tra le popolazioni più vulnerabili”, ha affermato Bachelet. “Le autorità dovrebbero esaminare i modi per liberare coloro che sono particolarmente vulnerabili al virus, tra cui i detenuti più anziani e quelli che sono malati, nonché i trasgressori di basso profilo”, ha aggiunto la commissaria, sottolineando che le strutture di detenzione di molti Paesi sono gravemente sovraffollate, il che rende i prigionieri e il personale delle carceri particolarmente vulnerabili all’infezione. “Le persone sono spesso trattenute in condizioni estremamente antigieniche e i servizi sanitari sono inadeguati o addirittura inesistenti. Il distanziamento fisico e l’autoisolamento in tali condizioni sono praticamente impossibili”, ha osservato.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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