Mali: negoziazioni in corso per liberare il leader dell’opposizione

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 11:05 in Africa Mali

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In Mali, il leader dell’opposizione, Soumaila Cisse, sequestrato da aggressori ignoti più di 10 giorni fa, “sta bene”, hanno riferito i membri del suo partito, l’Unione per la Repubblica e la Democrazia (URD), specificando che i negoziati per la sua liberazione sono tuttora in corso. Il 25 marzo, Cisse e i membri della sua squadra sono stati rapiti mentre conducevano una campagna elettorale nelle regioni del Mali centrale, pochi giorni prima delle elezioni parlamentari nazionali, tenutesi il 29 marzo. Cinque persone, rapite insieme al leader dellURD da uomini armati non identificati, sono state liberate giovedì scorso e sono in buone condizioni. Cisse e altri tre membri della sua delegazione, invece, sono ancora detenuti, secondo quanto riferito ai giornalisti da Demba Traore, portavoce dellUnione per la Repubblica e la Democrazia. “Posso assicurarvi che non è stato pagato alcun riscatto”, ha specificato Traore, aggiungendo: “I negoziati continuano normalmente”. I colloqui sono condotti da un sindaco locale e da alcune figure di spicco della comunità. Il governo maliano ha accolto con favore la liberazione dei cinque colleghi di Cisse, considerandolo un buon segnale per l’eventuale liberazione degli altri.

Cisse è un ex ministro delle Finanze ed è stato per tre volte candidato alla presidenza. Nonostante il conflitto che dura da anni nel Paese, il suo rapimento è il primo contro figure del suo rango. I combattenti legati alle organizzazioni di al-Qaeda e dello Stato Islamico lanciano frequenti attacchi contro obiettivi civili e militari in quella parte del Paese.

Anche le elezioni parlamentari dei giorni scorsi sono state segnate da insicurezza e macchiate da rapimenti, saccheggi e aggressioni indiscriminate contro i cittadini che sono andati a votare. Gli incidenti registrati dagli osservatori elettorali si sono verificati soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Tra questi, ci sono stati sequestri e uccisioni. Nonostante il dispiegamento di circa 1.600 osservatori indipendenti, ci sono state anche minacce di morte e vari saccheggi di seggi elettorali. Il voto di una settimana fa ha previsto, per la prima volta dal 2013, l’elezione di nuovi parlamentari all’interno dell’Assemblea nazionale, composta da 147 seggi. A quel tempo, il partito dell’attuale presidente, Ibrahim Boubacar Keita, aveva guadagnato una maggioranza sostanziale. Nuove votazioni si sarebbero dovute tenere verso la fine del 2018, a seguito della rielezione di Keita, ma sono state rinviate più volte, in gran parte a causa di problemi di sicurezza. 

Il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area è stata inaugurata ufficialmente, il 29 marzo, una nuova task force, chiamata Takuba, per coordinare gli sforzi regionali nella lotta al terrorismo. La Francia, insieme ad altri 13 Paesi europei, collaborerà con gli eserciti del Mali e del Niger per assistere le forze locali nella lotta contro i gruppi armati, integrando le operazioni compiute dalla missione francese Barkhane e dalla forza congiunta del G5 Sahel, composta da truppe provenienti dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dalla Mauritania e dal Niger. La nuova missione opererà nella regione di Liptako, un’area compresa tra il Burkina Faso, il Niger e il Mali, secondo quanto si apprende dalla dichiarazione. Liptako è nota per essere una roccaforte dei combattenti dell’Isis nella regione del Sahel.

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

Dopo le ultime elezioni legislative, si spera che il nuovo Parlamento attui le dovute riforme previste da un accordo di pace negoziato ad Algeri, nel 2015, tra il governo di Bamako e diversi gruppi armati. L’attuazione delle riforme procede lentamente, anche se quest’anno l’esercito maliano è riuscito a dispiegare nel Paese alcune unità composte sia da ex ribelli sia da militari regolari, come previsto da una delle disposizioni dell’accordo di Algeri. Il patto prevede anche il decentramento della governance, come richiesto da alcuni gruppi ribelli.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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