Libia: morto per coronavirus l’ex premier Mahmoud Jibril

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 13:56 in Africa Libia

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In Libia, lex capo del governo ribelle che ha rovesciato Muammar Gheddafi nel 2011, Mahmoud Jibril, è morto a causa del coronavirus. Luomo aveva 68 anni e il decesso è avvenuto domenica 5 aprile in un ospedale egiziano, al Cairo, dove era ricoverato da due settimane. La notizia è stata diffusa da Khaled al-Mrimi, segretario dellAlleanza delle Forze Nazionali, il partito fondato da Jibril nel 2012.

Lex primo ministro era stato ricoverato in un ospedale specializzato del Cairo, il 21 marzo, dopo aver subito un arresto cardiaco. Tre giorni dopo era risultato positivo al coronavirus, ha affermato il direttore dell’ospedale, Hisham Wagdy. “Ha iniziato a riprendersi l’altro ieri, ma poi ha ricominciato a peggiorare”, ha riferito Wagdy all’agenzia di stampa Agence France Presse, confermando che la morte è avvenuta alle 14:00 ora locale. Anche Mrimi ha affermato che lex primo ministro sembrava trovarsi in condizioni stabili negli ultimi giorni e che si stava persino preparando a lasciare l’ospedale prima che le sue condizioni peggiorassero di nuovo.

Jibril era stato consigliere economico del governo di Gheddafi negli ultimi anni, ma nel 2011 si era unito alla rivoluzione. Per un anno, è stato a capo del Consiglio nazionale di transizione (NTC), il governo ad interim costituitosi durante la ribellione sostenuta dalla NATO. La sua carica si è dissolta quando il Paese ha tenuto le sue prime elezioni libere in quattro decenni, nel 2012. Jibril ha partecipato al voto e il suo partito ha ottenuto il maggior numero di consensi, ma non è riuscito a ottenere la maggioranza in Parlamento. Questultimo, pertanto, ha voluto scegliere un candidato indipendente per assolvere al ruolo di primo ministro. Il caos e la violenza scoppiati negli anni seguenti in Libia hanno costretto Jibril a lasciare il Paese nordafricano e a vivere all’estero.

Prima della morte dellex premier, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli aveva confermato 18 casi di coronavirus e un decesso. Anche la Libia si trova a far fronte alla diffusione di Covid-19, con il timore che il virus possa ulteriormente esacerbare la crisi libica e provocare maggiori sofferenze per l’intera popolazione. Il quadro attuale risulta caratterizzato da risorse e infrastrutture medico-sanitarie insufficienti e inadeguate, oltre a un numero crescente di vittime causate dal conflitto in corso. Per tale motivo, le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno più volte esortato le parti impegnate nel conflitto a porre una tregua. Tuttavia, le tensioni non sono cessate e le forze del GNA hanno avviato, il 25 marzo, l’operazione “Tempesta di pace”, in un’ottica di autodifesa e di contrasto alle offensive di Haftar.

La rivoluzione e la guerra civile in Libia hanno avuto inizio il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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