Coronavirus, Spagna: le regioni contro Sánchez

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 10:34 in Europa Spagna

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Il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez ha delineato domenica 5 aprile in videconferenza  con i presidenti regionali i suoi piani per affrontare il coronavirus. Dopo aver ribadito la necessità di estendere lo stato di allerta per altre due settimane e aver annunciato nuove misure, il Primo Ministro ha dovuto ascoltare duri rimproveri, in particolare dalle regioni governate dal Partito Popolare, per aver “sottratto” fondi destinati all’occupazione.

Le critiche all’azione del governo sono giunte dai presidenti popolari Alberto Núñez Feijóo (Galizia) e Juanma Moreno (Andalusia) e dal regionalista Miguel Ángel Revilla (Cantabria). Secondo quanto riferisce il quotidiano El Mundo, lo stesso hanno in programma di fare gli altri tre presidenti del PP: Isabel Díaz Ayuso (Comunità di Madrid), Fernando López Miras  (Regione di Murcia) e Alfonso Fernández Mañueco (Castiglia e León). Accusano il governo di aver “confiscato” alcuni fondi che erano loro e che, in molti casi, erano già stati assegnati.

Il Ministero del Lavoro distribuirà solo 1.048 dei 2.300 milioni corrispondenti alle regioni autonome per le politiche di formazione del lavoro. Il resto, 1.252 milioni, verrà utilizzato dall’esecutivo per coprire l’ondata di richieste di cassa integrazione (ERTE in Spagna) verificatasi dall’inizio della crisi.

Il gallego Feijóo ha chiesto ai ministri di non utilizzare i bilanci delle autonomie, in particolare quelli dell’occupazione, e Moreno ha chiesto che restituiscano i fondi alle regioni “svantaggiate”, poiché molti di loro erano già “assegnati” e i governi locali avevano assunto impegni.

Il presidente della Generalitat di Catalogna, Quim Torra, che è stato il primo a parlare, è stato molto critico nei confronti di Sánchez. Si è lamentato di non aver ricevuto abbastanza materiale e che la Generalitat “sta affrontando la crisi da sola”. Sánchez gli ha ricordato che i 50 respiratori che sono arrivati in Spagna dalla Germania sono stati destinati tutti alla Catalogna. La conclusione che Torra ha espresso è che la fornitura centralizzata di materiale sanitario proposta dal governo è stata un “fallimento”, per cui ha chiesto “la restituzione delle competenze” in ambito sanitario, assunte dall’esecutivo centrale con decreto sullo stato di allerta.

Il Lehendakari, il presidente dei Paesi Baschi, Íñigo Urkullu, è stato molto meno critico rispetto alle precedenti videoconferenze. Ha ringraziato la “flessibilità” nel decreto di confinamento, ha condiviso la decisione di estendere lo stato di allerta e ha chiesto un piano per tornare alla normalità aziendale e un altro per tornare all’attività educativa.

Isabel Díaz Ayuso ha chiesto al presidente del governo “concretezza”. “Dica una buona volta quale politica sanitaria ed epidemiologica intende condurre” perché la confusione danneggia l’economia. La presidente di Madrid ha chiesto inoltre una campagna turistica nazionale per l’estate, per evitare che comunità come le Isole Baleari, la Comunità Valenciana o le Isole Canarie vadano in rovina.

Come Núñez Feijóo, Ayuso ha richiesto test approfonditi e ha insistito per rivendicare il materiale sanitario “che ancora non arriva” e che “è ben lontano da ciò che il governo annuncia o appare nei media”. Ayuso ha concluso dicendo che “la Spagna sta gestendo in generale bene l’emergenza”, considerati i numeri dell’epidemia nel Paese, sebbene abbia aggiunto che “senza dati e senza strategia, sarà molto difficile superare la crisi” e “un’eventuale seconda ondata in autunno ci rovinerebbe”.

I presidenti autonomi delle regioni governate dal Partito socialista hanno chiesto a Sánchez di coinvolgere le autonomie negli accordi con l’opposizione che intende stringere per cercare unità d’azione. Chiedono che l’opinione dei territori venga ascoltata e presa in considerazione nelle diverse questioni: una delle critiche delle comunità autonome è stata che il governo ha decretato le misure senza consultarle.

Emiliano García Page, presidente di Castiglia-La Mancha, è stato il primo presidente autonomico a chiedere la presenza delle comunità in quei grandi accordi che Sánchez intende siglare con tutti i partiti politici e le parti sociali, una richiesta a cui i suoi omologhi hanno aderito. Il suo messaggio a Sánchez è stato quello di includere le regioni nei nuovi “patti di Moncloa”, poiché ha sostenuto che sebbene non esistessero autonomie nel 1977, ora sono “essenziali”. Nel 1977 i primi “patti della Moncloa” siglati dal governo Suárez con i tutti i partiti e le parti sociali, consentirono alla Spagna di affrontare al contempo la grave crisi economica e la transizione dal franchismo alla democrazia.

Anche Ximo Puig, presidente della Comunità Valenciana, che ha descritto la pandemia di coronavirus come “la più grande catastrofe in Spagna della guerra civile”, ha espresso la necessità di un grande accordo nazionale che includa tutti gruppi parlamentari, ma anche datori di lavoro, sindacati e comunità autonome.

Il presidente della Regione di Murcia ha chiesto a Pedro Sánchez uno sforzo nella sorveglianza e nella sicurezza della costa della regione, perché ci sono sindaci che hanno rilevato “movimenti” in questi giorni, per Pasqua. “Non possiamo permetterci, con il bel tempo, di avere spostamenti da altre regioni autonome o dalla nostra verso le seconde case” – ha detto, per il quale ha richiesto un inasprimento delle sanzioni. D’altra parte, ha sostenuto il prolungamento dello stato di allerta ma, ha espresso il suo disaccordo con Pedro Sánchez sul fatto che fondi come quelli dell’impiego “già impegnati” siano trattenuti dalle autonomie.

Il presidente di Castiglia e León ha assicurato che ha ancora bisogno di respiratori e test e che è il governo che deve garantire questa fornitura, sebbene il consiglio regionale continui a lavorare per ottenere questo materiale. Pertanto, lo scorso venerdì 4 voli sono arrivati con 2,6 milioni di unità di diversi tipi di materiale per Castiglia e León (mascherine, camici, tenute, guanti, occhiali e schermi protettivi…) e vengono contratti altri 5 voli rispetto a arriveranno la prossima settimana. Fernández Mañueco ha anche ricordato che la sua comunità è già autosufficiente nella produzione di gel idroalcolici e schermi per la protezione facciale, e lo sarà presto per quanto riguarda mascherine, camici e altri beni sanitari, per i quali ha espresso la sua gratitudine alle aziende che lo stanno rendendo possibile.

Anche il castigliano-leonese Mañueco ha richiesto maggiori finanziamenti al governo spagnolo per coprire l’aumento delle spese sanitarie e dei servizi sociali e anche per l’occupazione.

Il governo ha chiesto alle regioni una lista di hotel e spazi pubblici da destinare all’isolamento di persone asintomatiche e ha annunciato la consegna alle comunità autonome della prima partita di test rapidi: un milione di unità , che serviranno, inizialmente, per uno “screening rapido” nelle aree alta prevalenza, residenze e ospedali.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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