I campi profughi in Giordania ai tempi del coronavirus

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 17:41 in Giordania Medio Oriente

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Di fronte al diffondersi dell’emergenza coronavirus, il Regno hashemita giordano ha proclamato il coprifuoco anche per i campi del Paese che ospitano rifugiati siriani, considerati tra i più vulnerabili alla pandemia.

Come riportato da al-Jazeera, secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero dell’Interno giordano, sono circa 1.4 milioni i rifugiati siriani che vivono in Giordania. Di questi, circa 650.000 sono registrati presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), 135.000 risiedono nei campi profughi a Zaatari e Azraq, mentre i restanti sono distribuiti negli altri governatorati del Regno. Tutti sono stati interessati dalle misure intraprese dal governo di Amman per far fronte all’emergenza coronavirus, coprifuoco in primis, entrato in vigore il 20 marzo.

Tuttavia, come evidenziato dal quotidiano arabo, all’interno degli accampamenti le condizioni continuano ad essere precarie e, come testimoniato altresì da alcuni rifugiati, il coprifuoco ed il divieto di spostamento imposti hanno aggiunto ulteriori difficoltà. Il Ministero giordano non solo ha chiuso le porte di accesso, vietando le entrate e le uscite, ma ha altresì ridotto il personale delle agenzie umanitarie presente negli accampamenti.

Nonostante ciò, l’UNHCR ha garantito la fornitura dei beni essenziali e dei servizi medici necessari. Inoltre, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute giordano, sono stati raggiunti accordi con le organizzazioni internazionali, volti a fornire materie prime e a creare le condizioni necessarie per prevenire la diffusione del virus all’interno dei campi, per un valore di circa un milione e mezzo di euro, destinati, in particolare, all’acquisto di mascherine, sterilizzatori e agli esami clinici. A tal proposito, il portavoce dell’UNHCR, Mohamed al-Hawari, ha riferito ad al-Jazeera che il Ministero della Salute giordano è considerato uno dei più importanti sostenitori dei rifugiati, e in caso di contagi, i pazienti verranno trasferiti in uno degli ospedali del Paese, mentre, parallelamente, sono state attrezzate le cliniche situate all’interno degli accampamenti.

I 18.000 studenti di Zaatari seguono le lezioni trasmesse su un canale televisivo utilizzato dagli alunni in tutto il Paese. Per soddisfare la domanda aggiuntiva di energia elettrica causata dall’istruzione domestica e dal confinamento delle famiglie per intere giornate, l’UNHCR e le autorità hanno aumentato la fornitura di elettricità da 8 a più di 12 ore al giorno. Inoltre, il campo di Zaatari ospita sei centri che distribuiscono ogni giorno 3 kg di pane per famiglia, mentre rimangono aperti supermercati e piccoli negozi di frutta e verdura.

Sebbene sia il governo giordano sia l’UNHCR abbiano evidenziato le misure volte a prevenire e a contenere la diffusione di Covid-19, per alcuni operatori le preoccupazioni maggiori persistono. In particolare, è stato evidenziato come l’igiene continui ad essere precaria e come si tratti di luoghi affollati, in cui potrebbe essere difficile bloccare l’avanzata del virus. A ciò, si aggiungono le difficoltà economiche e finanziarie, soprattutto per coloro che lavoravano al di fuori degli accampamenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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