Aoun chiede aiuto: il Libano di fronte a due sfide

Pubblicato il 6 aprile 2020 alle 16:20 in Libano Medio Oriente

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Il presidente libanese, Michel Aoun, si è rivolto alla comunità internazionale chiedendo sostegno finanziario per affrontare la crisi economica, ulteriormente esacerbata dalla pandemia di coronavirus.

In particolare, nel corso di un incontro con il Gruppo di sostegno internazionale per il Libano, tenutosi a Beirut lunedì 6 aprile, il capo di Stato ha sottolineato che il proprio Paese si trova ad affrontare due delle maggiori sfide degli ultimi 75 anni. La prima è rappresentata dalla crescente diffusione di Covid-19, un ulteriore fattore di rischio per l’economia libanese, mentre la seconda è da ricollegarsi ai rifugiati siriani, i quali continuano a gravare sulle finanze e sulla società del Libano. A tal proposito, Aoun ha richiamato le parole del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il quale ha definito la pandemia di coronavirus la peggiore crisi globale dalla seconda guerra mondiale, mentre la crisi dei rifugiati siriani era stata considerata in precedenza la peggiore a livello umanitario.

Il Libano, è stato evidenziato, si trova a farsi carico dell’onere derivante da entrambe le crisi. Tuttavia, da un lato, il coronavirus grava sul mondo intero, mentre, dall’altro lato, lo sfollamento dei rifugiati siriani ha interessato soltanto i territori libanesi, con un costo pari a circa 25 miliardi di dollari per le casse di Beirut, e a cui sembra non esservi rimedio nel futuro prossimo. Circa la situazione interna, il presidente ha affermato che l’economia del Libano è caratterizzata da una grave contrazione economica, da un calo della domanda, da una grave carenza di valuta estera, da alti tassi di povertà e disoccupazione, da prezzi elevati e da una diminuzione del tasso di cambio della sterlina libanese nel mercato parallelo.

Per tale motivo, Aoun ha chiesto aiuto al Gruppo di sostegno internazionale, fondato nel 2013 proprio con l’obiettivo di mobilitare aiuti diretti al Libano e alle sue istituzioni, di fronte all’aggravarsi della crisi dei rifugiati siriani. Nello specifico, sono stati richiesti gli 11 miliardi di dollari promessi durante la conferenza del CEDRE del 6 aprile 2019.A tal proposito, il 24 gennaio scorso, il Gruppo aveva già espresso il proprio supporto a favore di Beirut, ma a condizione che il Paese si fosse impegnato nella realizzazione di riforme volte a risanare il quadro economico e finanziario.

Il debito sovrano del Libano è pari a 87 miliardi di dollari, ovvero il 170% del PIL. Oltre alle obbligazioni internazionali libanesi, che ammontano a 31 miliardi di dollari, la Banca centrale del Libano ha oneri stimati a 52.5 miliardi di dollari, sotto forma di depositi in valuta estera e certificati di deposito. In tale quadro, l’11 marzo, il Paese aveva già annunciato che non avrebbe saldato il debito pari a 1.2 miliardi di obbligazioni Eurobond, in scadenza il 9 marzo. Si tratta della prima situazione di default della storia libanese.

Pertanto, Beirut risente delle conseguenze di una grave crisi economica e finanziaria, la causa principale di una carenza di dollari che, da settembre 2019, ha comportato, a sua volta, una riduzione delle importazioni di forniture mediche essenziali, tra cui mascherine, guanti e dispositivi di protezione, oltre a ventilatori e pezzi di ricambio. Non da ultimo, all’interno delle strutture sanitarie libanesi, è stato difficile assumere personale aggiuntivo e acquistare l’attrezzatura ed i dispositivi necessari ad affrontare l’emergenza coronavirus.

Il vicedirettore per il Medio Oriente presso Human Rights Watch, Joe Stork, ha riferito che l’epidemia di Covid-19 sta mettendo a dura prova un settore sanitario già in crisi. Il 12 marzo scorso, il governo ha destinato 39 milioni, provenienti da un prestito della Banca Mondiale precedente all’emergere della pandemia, con il fine di preparare ed equipaggiare al meglio le strutture sanitarie del Paese. Anche il governo cinese ha fornito a Beirut dispositivi e macchinari per far fronte all’emergenza e si è detto pronto ad aiutare ulteriormente il Libano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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