India: scontri nel Kashmir e blocchi alle esportazioni

Pubblicato il 5 aprile 2020 alle 19:02 in Asia India

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L’india ha vissuto una giornata ricca di avvenimenti il 5 aprile. Da un lato sono aumentati i casi di contagio da coronavirus, costringendo il governo a bloccare le esportazioni di dispositivi sanitari, e dall’altro sono cresciute le tensioni tra ribelli ed esercito nella regione del Kashmir.

Nel contesto di una rapida diffusione del coronavirus nel Paese, l’India ha imposto restrizioni alle esportazioni di kit per test diagnostici, il 5 aprile. In precedenza, lo Stato asiatico aveva già imposto limiti al trasferimento all’estero di alcuni medicinali, ventilatori, mascherine e altri dispositivi di protezione. Nonostante siano già state adottate misure di isolamento in tutta la nazione dal 25 marzo, i contagi sono in continuo aumento e, a oggi, hanno raggiunto la cifra di 3.588, di cui 99 sono deceduti.

Nella precedente giornata del 4 aprile, il presidente americano, Donald Trump, ha tenuto una conversazione telefonica con il primo ministro indiano, Narendra Modi, per chiedergli di autorizzare la fornitura agli USA di idrossiclorochina, un farmaco antimalarico che potrebbe avere degli effetti positivi nella cura del coronavirus. In seguito a tale scambio, l’India ha dichiarato che i leader hanno concordato di mettere in campo la forza del partenariato bilaterale per combattere la pandemia, senza però specificare se invierà o meno il farmaco richiesto agli USA.

A livello interno, il 25 marzo scorso, il governo di Modi ha disposto un generale isolamento di tre settimane del Paese, in cui vivono oltre un miliardo e 300 milioni di persone. Tale decisione ha causato la perdita d’occupazione di milioni di indiani nelle città e questi sono stati costretti a ripiegare nei propri villaggi d’origine in cerca di cibo e riparo, causando un enorme spostamento di persone in tutto il territorio e aumentando il rischio di contagio. Lo Stato maggiormente colpito è quello di Maharashtra, dove si trova la città di Mumbai, che ha registrato oltre 500 dei casi confermati. Le autorità del luogo hanno qui predisposto 200 aree di contenimento e hanno isolato interi complessi residenziali e strade, laddove siano stati riscontrati contagi. A Mumbai, come in altre grandi città, i trasporti sono stati interrotti e saranno ripristinati gradualmente solo a fine isolamento.

Sempre nella giornata del 5 aprile, nella località di Keran, nella regione del Kashmir indiano, si sono verificati nuovi scontri tra i soldati dell’esercito nazionale e i ribelli locali, che hanno portato alla morte di 3 militari e 5 combattenti. Stando a quanto riferito dal portavoce delle forze armate indiane, Rajesh Kalia, i militanti si sarebbero infiltrati nel Kashmir indiano dal vicino Pakistan e per questo sarebbero stati abbattuti. Tuttavia, l’episodio non è stato ancora confermato dai ribelli della regione. Il giorno precedente, altri scontri si erano verificati più a Sud, nella città di Kulgam. In tale occasione la polizia e l’esercito indiano stavano pattugliando la città in cerca di ribelli quando sono stati attaccati. Nel rispondere al fuoco, 4 militanti sono stati uccisi.

Il Kashmir è una regione il cui territorio è conteso tra India e Pakistan che al momento ne amministrano aree distinte. Da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato da Delhi di armare i militanti.

Dal 5 agosto 2019, il governo indiano ha abolito lo status speciale del Kashmir indiano, per ragioni di sicurezza, revocandogli l’autonomia regionale. Dopo giorni di coprifuoco, blocco di internet e delle comunicazioni, l’area è stata teatro di un’ondata di proteste della popolazione. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari e da allora si protraggono tensioni tra le forze armate indiane e i ribelli.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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