Hamas accusa Israele di aggravare la crisi di coronavirus a Gaza

Pubblicato il 5 aprile 2020 alle 6:18 in Israele Palestina

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L’organizzazione palestinese di Hamas ha dichiarato che Israele è responsabile delle ripercussioni dell’epidemia di coronavirus su Gaza, a causa del blocco e delle restrizioni imposte. “Israele non affronta nessuno dei bisogni umanitari dei residenti di Gaza e, rafforzando il suo blocco, sta commettendo un crimine sistematico contro di loro”, ha detto il portavoce di Hamas, Hazim Qasim, commentando la recente dichiarazione del ministro della Difesa israeliano, Naftali Bennett. Quest’ultimo aveva affermato che la fornitura di assistenza e di aiuti a Gaza per combattere il coronavirus sarebbe stata assicurata in cambio del rilascio dei soldati israeliani sequestrati da Hamas. Per Qasim, tuttavia, si tratterebbe di una “richiesta disumana” visto che il caso dei soldati israeliani è una questione separata e può essere risolta solo tramite un accordo di scambio di prigionieri tra le due parti.

Nell’aprile 2016, l’ala armata di Hamas, Izz ad-Din al-Qassam Brigades, aveva rivelato per la prima volta di aver catturato e di tenere sotto sequestro 4 soldati israeliani, senza fornire alcun dettaglio sulle loro condizioni di salute o sui loro nomi tranne quello del soldato Shaol Aron.

Qasim ha dichiarato che Hamas, insieme a tutti i gruppi palestinesi, continuerà a combattere contro gli israeliani fino alla fine del blocco su Gaza. Finora, almeno 12 casi di coronavirus sono stati segnalati nella Striscia, secondo le autorità sanitarie.

I primi due casi positivi al coronavirus a Gaza erano stati riportati nella giornata del 22 marzo. Si trattava di due palestinesirecatisi precedentemente in Pakistan e posti in quarantena una volta ritornati a casa. Nel frattempo, mercati pubblici, scuole e centri per eventi pubblici sono stati chiusi nelle ultime settimane a Gaza per provare ad arginare la diffusione del virus. A tali misure si è successivamente aggiunta la chiusura di ristoranti e bar, e la sospensione della preghiera comunitaria del venerdì in moschea.

Tuttavia, la Striscia di Gaza è caratterizzata da servizi sanitari inadeguati e da una carenza di medicinali e forniture mediche, con un deficit di circa il 45%, secondo i dati del Ministero della Salute. I mezzi e le risorse che vengono forniti attualmente servono a soddisfare soltanto la metà del proprio fabbisogno. Pertanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo in guardia fin dall’inizio da una ulteriore diffusione di coronavirus nella Striscia di Gaza, specificando come il sistema sanitario non potrebbe essere in grado di far fronte ad un focolaio nella regione. “Gaza è pronta a gestire solo i primi 100 casi. Dopo avrà bisogno di ulteriore supporto” sono state le parole del capo della sezione distaccata dell’OMS a Gaza, Abdelnasser Soboh.

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Chiara Gentili

di Redazione

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