Africa, coronavirus: ONU crea “corridoio alimentare” in Sudafrica

Pubblicato il 5 aprile 2020 alle 6:47 in Africa Sudafrica

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Il World Food Programme delle Nazioni Unite ha creato un corridoio umanitario per far fluire gli aiuti nell’Africa meridionale, dopo che molti Paesi hanno chiuso i loro confini per fermare la diffusione del coronavirus. Circa 45 milioni di persone nella regione meridionale del continente stanno affrontando la fame in seguito a una siccità devastante e due cicloni avvenuti l’anno scorso. Per questo, sono alti i timori che lo scoppio del coronavirus possa aggravare la crisi.

Lola Castro, direttrice del World Food Programme per l’Africa meridionale, ha affermato che il Sudafrica ha acconsentito a far sbarcare le navi per il trasporto di aiuti alimentari sulle sue coste e a trasferirlo in Paesi come lo Zimbabwe, il Malawi, il Botswana e la Namibia, dove le carenze alimentari sono notevoli. Castro ha dichiarato ai giornalisti, durante una videoconferenza, che il Sudafrica, leconomia più avanzata del continente ma anche uno dei Paesi più duramente colpiti dal virus, ha accettato di fare da corridoio umanitario”, una mossa che aiuterà l’agenzia a continuare il suo lavoro nonostante il blocco. “In questo momento stiamo effettivamente mantenendo le nostre normali distribuzioni alimentari, ma forse in futuro, a seconda dell’effetto del virus e delle sue ripercussioni sul sistema alimentare, in particolare sui piccoli agricoltori, vedremo un aumento dei prezzi e del numero di persone che avranno bisogno di assistenza alimentare “, ha aggiunto la direttrice. Cè bisogno di oltre 400 milioni di dollari per importare aiuti alimentari nellAfrica meridionale per i prossimi tre mesi, ha sottolineato Castro.

Al momento, il continente ha registrato oltre 6.650 casi di coronavirus e oltre 240 morti. I blocchi, realizzati in diversi Paesi africani, hanno già provocato un forte impatto sulleconomia e un notevole calo della domanda globale di materie prime. Le vite quotidiane sono state sconvolte, soprattutto nelle aree dove le popolazioni si affidano al commercio informale per vivere. Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Africa, ha affermato che i governi africani si stanno trpovando a dover bilanciare la necessità di attuare misure di distanziamento fisico con la garanzia che le famiglie ricevano il cibo sulle loro tavole. “Il potenziale impatto economico dei blocchi è di grande preoccupazione soprattutto ai livelli socio-economici più bassi”, ha affermato Moeti.

Il Fondo Monetario Internazionale e altre istituzioni finanziarie multilaterali stanno cercando di aumentare il sostegno ai Paesi africani più vulnerabili in modo che possano combattere meglio la malattia, la quale, secondo gli esperti, potrebbe facilmente sopraffare i loro sistemi sanitari, dotati di risorse insufficienti.

I ministri delle Finanze africani hanno chiesto al Fondo monetario internazionale, alla Banca mondiale e all’Unione Europea, nel mezzo dell’emergenza coronavirus, un sostegno per la riduzione del debito bilaterale, multilaterale e commerciale. È quanto ha affermato il 31 marzo la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (UNECA), precisando che il continente sta per affrontare un’imminente recessione economica, con i prezzi del petrolio e delle materie prime che crollano e le valute nazionali che si svalutano. Tale crisi economica e finanziaria potrebbe mettere a rischio la risposta dei Paesi africani all’epidemia.“La richiesta di riduzione del debito vale per tutta l’Africa e dovrebbe essere intrapresa in maniera coordinata e collaborativa”, ha dichiarato l’UNECA in una nota. In una precedente riunione, organizzata dalla Commissione il mese scorso, i ministri hanno chiesto un pacchetto di incentivi da 100 miliardi di dollari e la sospensione dei pagamenti del servizio di debito.

Dopo l’incontro del 31 marzo, i ministri hanno altresì concordato che i partner internazionali dovrebbero prendere in considerazione la riduzione del debito e la tolleranza sui tassi di interesse per un periodo di 2 o 3 anni per tutti i Paesi africani a basso e medio reddito. Hanno infine chiesto la creazione di uno strumento speciale “far fronte a tutti gli obblighi del debito sovrano” anche se non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla forma che dovrebbe prendere.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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