Riyad e Mosca: tensioni sul petrolio

Pubblicato il 4 aprile 2020 alle 9:08 in Arabia Saudita Russia

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Mentre il gruppo OPEC+ si prepara ad un incontro il prossimo lunedì 6 aprile, crescono le incomprensioni tra Riyad e Mosca.

II 4 aprile, il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, ha respinto categoricamente le accuse  a suo dire ricevute dalla controparte russa, Alexander Novak, secondo le quali il Regno si sarebbe rifiutato di prolungare l’accordo OPEC+ e avrebbe intenzione di ritirarsi da tale intesa.

In una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa del Regno, Sudi Press Agency (SPA), il ministro dell’Energia saudita ha affermato che è stato il suo omologo russo il primo a dichiarare ai media che tutti i Paesi partecipanti partecipanti a OPEC+ sarebbero stati liberi dagli impegni presi a partire dal primo aprile, causando un aumento della produzione per controbilanciare i prezzi più bassi e compensare la perdita nei guadagni. Il ministro dell’Energia ha ribadito che le politiche saudite sono volte all’equilibrio e alla stabilità del mercato, nell’interesse dei produttori e dei consumatori. A confermare tale posizione dell’Arabia Saudita, è intervenuto anche il ministro degli Esteri, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, che ha negato l’intenzione del Regno di ritirarsi dall’accordo OPEC+, specificando che è stata bensì la Russia a fare un passo indietro.

La diffusione della pandemia di coronavirus a livello mondiale ha determinato un brusco rallentamento dell’attività economica a livello globale, determinando un calo nella domanda di petrolio e un conseguente declino dei prezzi. In particolare, si è passati da un costo di 65 dollari al barile alla fine del 2019 ai circa 35 dollari al barile attuali. Per far fronte a tale problematica, i Paesi facenti parte dell’accordo OPEC+ hanno proposto un taglio alla produzione a livello globale che potrebbe ammontare al 10% dell’output petrolifero totale. Dal 2017, l’intesa ha riunito i 14 membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), di cui Riyad è il maggior produttore,  e altri 10 membri esterni, di cui Mosca rappresenta, invece, uno dei principali attori non OPEC. L’obiettivo è quello di coordinare la produzione internazionale per stabilizzare i prezzi secondo le necessità.

Gli USA non fanno parte di tale accordo, tuttavia un’intesa per diminuire la produzione necessita della partecipazione anche di  quei Paesi esterni al quadro OPEC+, i quali non esercitano un controllo statale sulla produzione petrolifera. Lo scorso 3 aprile, il presidente americano, Donald Trump ha tenuto un incontro con le aziende del settore in cui ha garantito loro l’appoggio dello Stato ma non ha parlato di tagli alla produzione. In particolare, il capo della Casa Bianca ha affermato che imporre un taglio all’output di tali aziende violerebbe la legge sull’antitrust. Il giorno precedente, il capo di Stato americano ha interloquito sia con l’omologo russo, Vladimir Putin, sia con il vice primo ministro saudita, il principe Mohammed bin Salman, e ha affermato di aver incoraggiato un accordo tra le due parti, specificando che, tuttavia, Washington non sta negoziando alcun accordo con Mosca e Riyad per un taglio alla produzione petrolifera statunitense.

Il prossimo 6 aprile è previsto un incontro in videoconferenza del gruppo OPEC+ e, in vista di tale occasione, il ministro dell’Energia saudita ha ribadito che il proprio Paese è disposto a collaborare con chiunque voglia trovare una soluzione alle sfide poste dal mercato petrolifero. Stando a Reuters, però, l’incontro potrebbe essere rimandato all’8 o al 9 aprile per consentire ai vari Stati più tempo per negoziare.

Lo scorso 3 aprile, durante un incontro con il ministro dell’Energia, Putin ha affermato di essere pronto a negoziare sia con l’Arabia Saudita, sia con gli USA per diminuire la produzione petrolifera e ha ribadito la volontà di trovare un accordo all’interno del quadro OPEC+. Il leader russo ha espresso la necessità di bilanciare ed equilibrare il mercato riducendo la produzione, sebbene, in precedenza, fosse stata proprio la Russia a rifiutarsi di irrigidire le forniture di petrolio per combattere gli effetti della diffusione del coronavirus.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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