Coronavirus in Africa: casi anche in Malawi, contagiati 50 Paesi

Pubblicato il 4 aprile 2020 alle 6:19 in Africa Malawi

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Il presidente del Malawi, Peter Mutharika, ha annunciato i primi 3 casi di coronavirus con un discorso speciale alla nazione. Tutti e tre i pazienti infetti sono originari di Lilongwe, nel centro del Paese. Mutharika ha affermato che si tratta di un 63enne, che ha viaggiato di recente in India, della sua compagna e della sua domestica. Con il Malawi, il numero totale di Paesi africani contagiati dal virus sale a quota 50. Una settimana fa, Mutharika aveva dichiarato lo stato di emergenza nazionale visto il rapido diffondersi della pandemia su tutto il continente. Rimangono solo 4 Stati ancora senza alcun caso ufficiale di coronavirus e si tratta di Lesotho, Comore, Sud Sudan e Sao Tome e Principe.

Nel frattempo, in Africa, i casi confermati di coronavirus sono saliti a più di 6.700 con oltre 170 decessi registrati. I numeri più alti sono stati rilevati, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 638 casi, l’Algeria 847, la Tunisia 394, l’Egitto 779 e la Libia 10. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 6 in Mauritania, 190 in Senegal, 4 in Gambia, 30 in Guinea, 9 in Guinea-Bissau, 31 in Mali, 282 in Burkina Faso, 6 a Capo Verde, 6 in Liberia, 190 in Costa d’Avorio, 195 in Ghana, 36 in Togo, 13 in Benin, 174 in Nigeria, 233 in Camerun, 15 in Guinea Equatoriale, 18 in Gabon, 22 in Repubblica del Congo, 6 in Repubblica Centrafricana, 123 in Repubblica Democratica del Congo, 14 in Namibia, 1380 in Sudafrica, 9 in Eswatini, 36 in Zambia, 82 in Ruanda, 2 in Burundi, 20 in Tanzania, 81 in Kenya, 5 in Somalia, 29 in Etiopia, 33 in Gibuti, 7 in Sudan, 161 nelle Mauritius, 57 in Madagascar, 7 in Ciad, 74 in Niger, 8 in Angola, 8 in Zimbabwe, 10 in Mozambico, 44 in Uganda, 18 in Eritrea, 2 in Sierra Leone, 4 in Botswana, 3 in Malawi.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è inoltre l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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