Ungheria: la reazione di Orban alle critiche dell’Europa

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 17:56 in Europa Ungheria

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Il premier dell’Ungheria, Viktor Orban, ha dichiarato di “non avere tempo” per occuparsi delle critiche avanzate dai suoi alleati europei in merito alla legge con cui ha rafforzato i propri poteri. 

È quanto rivelato, venerdì 3 aprile, da EurActiv, il quale ha altresì specificato che le dichiarazioni di Orban sono giunte in una lettera indirizzata al segretario generale del Partito Popolare Europeo (PPE), il gruppo del Parlamento di Bruxelles di cui fa parte la formazione politica del premier di Budapest, Fidesz. 

Tale lettera giungeva a sua volta in risposta al comunicato congiunto presentato da tredici Stati dell’UE, i quali avevano evidenziato le proprie preoccupazioni in merito al rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto attraverso le misure restrittive adottate per far fronte all’emergenza da coronavirus. Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalità.   

In aggiunta, secondo quanto rivelato dal BNN Bloomberg, Orban ha dichiarato di ritenere che a Bruxelles ci si stia occupando più delle critiche che delle vite umane, a rischio a causa del coronavirus, e ha smentito di aver ricevuto aiuti economici da parte dell’UE. Su quest’ultimo punto, più nel dettaglio, il premier ungherese ha specificato di aver ricevuto aiuti soltanto dalla Cina e dal Consiglio Turco, organizzazione intergovernativa di cui l’Ungheria è membro osservatore dal 4 settembre 2018. 

La legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria era stata approvata dal Parlamento ungherese lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari e consente ad Orban di governare per decreto. Nonostante i tentativi dell’opposizione volti a far inserire al governo un limite temporale nella legge, questa è stata approvata nella sua forma originaria, consentendo ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, vi è la possibilità di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese ha promesso che utilizzerà i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.     

La nuova legge estende lo stato di emergenza proclamato lo scorso 11 marzo a data da destinarsi e consente al premier di governare per decreto fino a nuove misure. Per quanto riguarda l’assenza di una scadenza, il portavoce di Orban, Zoltan Kovacs, ha dichiarato che il governo ha deciso di non includere una data di termine data la possibilità che si ammalino i parlamentari di Budapest. In aggiunta, rispondendo alle critiche in merito alle minacce alla libertà di stampa, Kovacs ha dichiarato che si tratta di dichiarazioni irresponsabili e distorte.       

Principalmente, commenta il Guardian, le critiche attirate dalla misura presentata dal Governo derivano dalla condotta di Orban nel corso dei suoi dieci anni di premiership. Nello specifico, sono state molteplici le accuse rivolte al premier nel corso di tutto il suo mandato da parte di oppositori politici e esperti, i quali hanno più volte segnalato i tentativi di Orban di danneggiare i valori democratici e di erodere lo stato di diritto.  In aggiunta, durante i suoi anni di premiership, sottolinea il France24, Orban ha trasformato l’Ungheria in molteplici livelli, sia politico, sia giudiziario, sia costituzionale. Il premier di Budapest ha anche avuto divergenze con le istituzioni europee, le organizzazioni non governative e gli attivisti per la tutela dei diritti dei cittadini, principalmente per via delle sue politiche in materia di immigrazione, democrazia e stato di diritto. È in linea con ciò che Budapest è stata richiamata da Bruxelles per aver infranto i valori fondanti dell’Unione Europea.       

In tale contesto, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, ha sottolineato come fino ad ora quello di Orban sia stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura. La paura di Lendvai, tuttavia, è che le nuove misure di Orban possano dar vita alla “prima dittatura dell’Unione Europea”.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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