Turchia e coronavirus: tensioni interne e appelli internazionali

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 14:20 in Medio Oriente Turchia

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Crescono le tensioni tra il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, e il sindaco di Istanbul, la città che rappresenta il centro dell’epidemia di coronavirus. Sul fronte esterno, Ankara chiede un allentamento delle sanzioni internazionali e uno stop ai conflitti. 

Il ministro della Sanità, Fahrettin Koca, ha dichiarato che la Turchia è tra i Paesi che stanno adottando misure “forti” per combattere il coronavirus, che ha contagiato oltre 1 milione di persone in tutto il mondo. “Una sfida globale richiede una risposta globale, prima sul fronte della salute pubblica e poi nell’economia, e nel lungo periodo nel riformare le istituzioni internazionali e nel modo in cui i Paesi le supportano”, ha aggiunto. In tale contesto, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha invitato le istituzioni internazionali ad assumere un ruolo efficace nell’assistenza finanziaria e medica, nonché nella protezione di comunità fragili, migranti e rifugiati. “Le reti di approvvigionamento globali e i trasferimenti di merci devono funzionare senza ostacoli”, ha affermato.

Il ministro degli Esteri ha anche affrontato il tema delle sanzioni internazionali, sostenendo che queste non solo feriscono i Paesi colpiti ma anche i loro vicini. “Le sanzioni come strumento politico devono essere valutate dal punto di vista umanitario. In un momento di pandemia, questo rischio è ancora più elevato”, ha dichiarato Cavusoglu, citando le sanzioni statunitensi contro l’Iran. Il Paese in questione conta più di 50.000 casi e 3.160 decessi, secondo i dati della Johns Hopkins University. Cavusoglu ha poi sottolineato che la risposta globale deve includere uno stop ai conflitti. “Chiediamo quindi alla comunità internazionale di ritirarsi da tutti i conflitti, cessare le ostilità e cercare seriamente il dialogo e la riconciliazione, anche in Medio Oriente. Le competizioni geopolitiche e le rimostranze politiche hanno poco senso quando il mondo sta lottando per la sua stessa salute”, ha dichiarato.

Sul fronte interno, inoltre, la pandemia di coronavirus ha riacceso la rivalità tra Erdogan e il sindaco di Istanbul, che fa parte dell’opposizione. Le controversie si concentrano sulla raccolta di fondi e su un potenziale blocco nella città, che secondo la presidenza non fa che minare uno sforzo coordinato per combattere il virus. Il governo centrale di Ankara ha dichiarato che la campagna di raccolta fondi lanciata dal sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, è illegale e ha minacciato di perseguire le persone coinvolte. Il sindaco di Istanbul, visto come un possibile futuro candidato alla presidenza, ha lanciato un’iniziativa di tale genere con lo slogan “Riusciremo insieme”. Erdogan ha risposto con una raccolta fondi, nota come “Solidarietà Nazionale”, e ha promesso di devolvere 7 mesi del suo stipendio alla causa. 

“Non ha senso avere uno Stato all’interno di uno Stato”, ha dichiarato il presidente ai funzionari del proprio partito, in una videoconferenza, aggiungendo che nessuno aveva il diritto di raccogliere fondi, a parte la presidenza. Il Ministero degli Interni della Turchia ha dichiarato che la campagna di Imamoglu ha violato una legge che richiede l’autorizzazione delle autorità prima di raccogliere fondi per i bisognosi e ha dichiarato che agirà contro i responsabili. La rivalità, tuttavia, va ben oltre tale questione. Imamoglu vuole un blocco a Istanbul, la più grande città della Turchia, con 16 milioni di persone, per rallentare la diffusione del coronavirus, mentre Erdogan sta resistendo a una tale decisione per attenuare le conseguenze economiche. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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