Sri Lanka: la pandemia aumenta le tensioni tra buddisti e musulmani

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 15:02 in Asia Sri Lanka

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La cremazione forzata di 2 musulmani, deceduti a causa del coronavirus in Sri Lanka, ha provocato ondate di shock tra la comunità islamica, che ha accusato le autorità di aver violato i riti sacri.

Bishrul Hafi Mohammed Joonus, un uomo di 73 anni, è stato il secondo musulmano ad essere stato cremato nella nazione insulare dell’Oceano Indiano, che finora ha registrato 151 casi e 4 decessi. Il figlio dell’uomo, Fayaz Joonus, 46 anni, ha dichiarato che suo padre che aveva un disturbo renale, è risultato positivo al virus circa 2 settimane fa e il 1 aprile è deceduto. Il giorno seguente, le autorità del Paese hanno effettuato la cremazione. Fayaz ha denunciato tale inniziativa e ha aggiunto che non è stato possibile nemmeno eseguire preghiere funebri, note come Janazah, per timore delle infezioni.

“Mio padre è stato portato in un veicolo sotto la supervisione delle forze di polizia ed è stato cremato. Abbiamo fatto alcune preghiere fuori dall’obitorio, ma non è stata una Janazah, onoranza che di solito facciamo noi musulmani”, ha affermato. “Il governo deve prendere accordi per noi musulmani per poter seppellire i nostri cari conformemente ai nostri riti di sepoltura islamici”, ha aggiunto. “Se esiste un’opzione di sepoltura, il nostro governo dovrebbe valutarla. La cremazione non è l’unica possibilità, vogliamo seppellire i nostri cari secondo la regola islamica”, ha riferito. 

Il Ministero della Salute dello Sri Lanka, il 2 aprile, ha pubblicato le linee guida contro il COVID-19, che affermano che la procedura standard per i deceduti deve essere la cremazione. Il governo invertito una precedente linea guida che consentiva, invece, la tradizionale sepoltura musulmana, se richiesta. Le linee guida prevedono, inoltre, che il corpo non venga lavato, ma messo in un sacchetto sigillato e poi nella bara. La pratica islamica vuole, invece, che il defunto venga lavato prima della sepoltura.

I leader e gli attivisti musulmani hanno sottolineato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha consentito sia la sepoltura sia la cremazione per le persone che muoiono a causa della pandemia. Delle 4 persone decedute a causa del COVID-19, 2 erano musulmani. La cremazione di questi ultimi ha causato preoccupazioni tra gli islamici. “La comunità musulmana vede questa imposizione come parte di un programma razzista delle forze buddiste estremiste che sembrano voler riscattare il governo”, ha dichiarato Hilmy Ahamed, vice presidente del Consiglio Musulmano dello Sri Lanka.

“Le linee guida emanate dall’OMS sono applicate dalla Gran Bretagna, dalla maggior parte dei Paesi europei, da Singapore, da Hong Kong e da tutte le nazioni musulmane” ha aggiunto Ahamed. Amnesty International ha anche invitato le autorità a “rispettare il diritto delle minoranze religiose di svolgere i riti finali” secondo le proprie tradizioni. “In questo momento difficile, le autorità dovrebbero unire le comunità e non peggiorare le divisioni tra loro”, ha denunciato Biraj Patnaik, responsabile dell’Asia meridionale per Amnesty International. “I parenti in lutto di persone che sono morte a causa del COVID-19 dovrebbero essere in grado di dire addio ai loro cari nel modo che desiderano, specialmente laddove ciò sia consentito dalle linee guida internazionali”, ha aggiunto. 

I musulmani rappresentano il 10% della popolazione dello Sri Lanka, che conta 21 milioni di persone. Ma il loro rapporto con la maggioranza buddista si è deteriorato negli anni successivi alla fine della guerra civile del 2009, durante la quale i gruppi buddisti estremisti sono stati accusati di aver effettuato attacchi contro le attività e i luoghi di culto dei musulmani. Il clima è ancora più teso, a seguito degli attentanti della domenica di Pasqua del 2019. In tale occasione, una serie di 6 deflagrazioni aveva colpito, domenica 21 aprile 2019, 3 chiese e 3 alberghi di lusso dello Sri Lanka, causando la morte di almeno 253 persone e il ferimento di oltre 500, interrompendo il periodo di relativa calma di cui il Paese godeva da un decennio, dalla fine della guerra civile.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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