Siria: si temono nuovi scontri mentre il coronavirus si diffonde

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 14:57 in Medio Oriente Siria

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Mentre il numero dei contagi da Covid-19 in Siria ha raggiunto quota 16, la regione Nord-occidentale di Idlib continua ad assistere a scontri tra le forze del regime e quelle di opposizione.

A riferirlo, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, secondo cui gli ultimi episodi di violenza si sono verificati all’alba di venerdì 3 aprile presso gli assi di Sufuhon e Fleifel, mentre poco dopo la mezzanotte le forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno condotto attacchi missilistici nelle aree di al-Fatterah e nei dintorni di Jabal al-Zawiya. Non sono state, però, riferite informazioni su eventuali vittime.

Parallelamente, sia le forze di Assad sia le forze turche, affiliate ai ribelli, stanno continuato ad inviare rinforzi militari, armi e munizioni nella regione, facendo temere una possibile interruzione della tregua a livelli maggiori, sebbene sia trascorso circa un mese dalla sua entrata in vigore, il 5 marzo scorso. Non da ultimo, le forze del Fronte di Liberazione Nazionale, secondo quanto riferito da fonti sul campo, stanno conducendo operazioni di addestramento sotto la supervisione di Ankara. A detta di alcuni attivisti, i quali si basano sui movimenti sul campo, i nuovi scontri futuri potrebbero interessare l’area di Jabal al-Zawiya.

Al timore di nuove escalation sul campo, cresce la preoccupazione di una maggiore diffusione del Covid-19, visto il suo dilagarsi in Medio Oriente e nel mondo intero e, soprattutto, l’impreparazione di un Paese, la Siria, che risente delle conseguenze degli ultimi anni di guerra. Secondo quanto dichiarato ufficialmente dal Ministero della Salute del governo siriano, i casi risultati positivi al virus ammontano a 16, mentre i decessi registrati sono 2.

Tra le misure intraprese, il governo ha deciso di isolare la periferia di Damasco di Sayeda Zainab, la cui popolazione, a maggioranza sciita, è composta da un gran numero di iraniani. Numerosi sono, poi, i militanti filoiraniani o affiliati agli Hezbollah libanesi che sostano nell’area, oltre ai pellegrini che, dall’Iran, si dirigono verso la capitale siriana. Essendo l’Iran il focolaio di coronavirus in Medio oriente, nonché il Paese della regione maggiormente colpito, Sayeda Zainab ha costituito motivo di preoccupazione sin dall’inizio della pandemia. Il governo ha poi imposto il coprifuoco nell’intero Paese il venerdì e il sabato di ogni settimana, fino a nuovo ordine, da mezzogiorno alle ore 06:00 del mattino successivo. Questo va ad aggiungersi al divieto di spostamento tra le province, emanato il 29 marzo.

La Siria risente di un conflitto entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e il presidente Assad, appoggiato da Mosca. L’esercito del governo è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale, ma Idlib continua a rappresentare l’ultima roccaforte posta, in buona parte, sotto il controllo delle forze di opposizione. Per tale motivo, è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

Il 5 marzo, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, alla presenza dei ministri degli Esteri di entrambi i Paesi, hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione Nord-occidentale, oltre alla creazione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest e l’organizzazione di pattuglie congiunte, il cui avvio, previsto per il 15 marzo, è stato bloccato dalle proteste di ribelli e civili. La necessità di un’ulteriore tregua è stata poi evidenziata a livello internazionale e dalle Nazioni Unite, per far sì che potessero essere profusi gli sforzi necessari a contrastare l’emergenza coronavirus.

La tregua, sebbene non completamente rispettata, ha consentito ad alcuni sfollati di far ritorno nei propri villaggi situati nelle aree rurali di Aleppo e Idlib. Tuttavia, secondo quanto riferito dall’organizzazione no profit Humanitarian Response, la percentuale di siriani che ha fatto ritorno nelle proprie abitazioni è soltanto dell’1,09%, pari a 11.347 sfollati. Questo, a detta dell’organizzazione, perché la popolazione siriana non crede che il cessate il fuoco duri a lungo e perché le condizioni di vita continuano ad essere dure.

È la medesima organizzazione che ha riferito, il 27 marzo, che gli abitanti totali nel governatorato di Idlib ammontano a 4.017.750. In un’ottica di emergenza sanitaria, i letti disponibili nelle strutture della regione sono 1689. Ciò significa che 2378 persone dovrebbero essere riposte in un solo letto. Pertanto, una maggiore diffusione di Covid-19 avrebbe effetti disastrosi per il governatorato di Idlib e per l’intero Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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