Oltre 100 milioni dalla Banca Mondiale all’Afghanistan

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 15:45 in Afghanistan Asia

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La Banca Mondiale ha approvato un pacchetto da 100,4 milioni di dollari per supportare l’Afghanistan nella lotta contro la pandemia di coronavirus.

Il fondo fa parte della risposta di emergenza del Progetto per la Preparazione dei Sistemi Sanitari della Banca Mondiale, che ha la finalità di aiutare l’Afghanistan ad agire efficacemente per rispondere alla minaccia rappresentata da COVID-19 e rafforzare la sua preparazione. Il 2 aprile, giorno in cui la misura è stata approvata, sono stati segnalati altri 273 casi positivi di coronavirus nel Paese. Il numero totale di decessi COVID-19 è 6, secondo il Ministero della Sanità Pubblica.

Il nuovo pacchetto “accelerato” coprirà tutte le 34 province afghane e rafforzerà i servizi sanitari essenziali per rallentare la diffusione del COVID-19 in Afghanistan, afferma la dichiarazione. Il progetto è finanziato da una sovvenzione dell’International Development Association (IDA), il fondo della Banca mondiale per i Paesi più poveri. L’importo ammonta a 100,4 milioni di dollari, di cui 19,4 milioni sono forniti dal COVID-19 Fast-Track Facility della Banca Mondiale. Il piano sarà attuato dal Ministero della Sanità Pubblica e supportato da agenzie delle Nazioni Unite. “La Banca mondiale è con il governo afgano e la sua gente per combattere la diffusione di COVID-19 nel Paese”, ha dichiarato Henry Kerali, direttore della Banca Mondiale per l’Afghanistan.

La notizia arriva in un momento di preoccupazioni economiche per il Paese, dopo che gli Stati Uniti, il 23 marzo, avevano dichiarato che erano pronti a tagliare 1 miliardo di dollari di assistenza nel 2021. Gli USA stavano conducendo “una revisione di tutti i programmi e progetti per identificare ulteriori riduzioni e riconsiderare gli impegni”, ha riferito il segretario di Stato, Mike Pompeo. La dichiarazione è arrivata mentre il rappresentante di Washington tornava negli Stati Uniti, dopo aver passato la giornata a Kabul, nello sforzo improduttivo di porre fine alle rivendicazioni di vittoria dei due principali contendenti politici nel Paese: Ashraf Ghani, l’ex presidente e vincitore delle ultime elezioni, e Abdullah Abdullah, il suo principale rivale. 

Gli Stati Uniti “si rammaricano profondamente” per il fatto che Ghani e Abdullah “non siano stati in grado di accordarsi su un governo inclusivo”, aveva affermato Pompeo. “Il loro fallimento ha danneggiato le relazioni USA-Afghanistan e, purtroppo, disonora quei partner afgani, americani e della coalizione che hanno sacrificato le loro vite”, aveva aggiunto. L’Afghanistan dispone di un quarto delle entrate di cui ha bisogno per gestire il Paese, sopratutto il settore della Difesa, e gli Stati Uniti contribuiscono con diversi miliardi. Sulla via del ritorno a Washington, Pompeo si è anche recato in una base militare in Qatar, per un incontro di 75 minuti con i funzionari talebani, incluso il loro principale negoziatore, il Mullah Baradar Akhund.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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