Messico: aumentano gli omicidi nonostante le misure di confinamento

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 10:31 in America Latina Messico

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Continua ad aumentare l’ondata di violenza che colpisce il Messico ormai da oltre due anni, nonostante le misure di confinamento dovute al coronavirus. Con 2.585 vittime di omicidio, marzo 2020 è stato il mese più sanguinoso da quando si tengono statistiche a riguardo nel Paese, nel 1991. La cattiva notizia ora è che la contingenza sanitaria potrebbe costringere il governo a deviare risorse per far fronte alla crisi.

Martedì 31 marzo, la cittadina di Celaya (Guanajuato) e altri comuni circostanti hanno vissuto una nuova giornata di persecuzioni, attacchi e sparatorie tra gruppi criminali. Vi sono stati sette morti, 14 in totale in tutto lo stato. Guanajuato è una delle entità federali che registra il maggior numero di omicidi in Messico.

Ci sono decine di omicidi ogni giorno nella maggior parte degli stati del paese. Solo sabato 28 marzo ci sono stati 102 omicidi, il giorno in cui il governo ha alzato il tono sulla gravità della situazione legata al coronavirus e ha insistito con forza affinché la popolazione rimanesse a casa. Il giorno successivo, che era anche domenica, il paese ha registrato 98 omicidi. Martedì 31 marzo, quando il Messico ha avuto una nuova morte per Covid-19 per raggiungere un totale di 29, almeno 80 persone sono state assassinate, secondo il resoconto ufficiale.

Determinare le cause della violenza è complesso. A livello locale, ci sono gruppi di criminali che combattono per qualsiasi cosa in una manciata di città, grandi e piccole, e molte altre aree rurali: mercati locali della droga, rotte internazionali di stupefacenti, campi di papaveri e marijuana, o laboratori clandestini per fabbricare altre sostanze, ruberie di carburante, estorsioni, rapimenti e rapine. A livello nazionale milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà sono al contempo le prime vittime della violenza e la base dove i gruppi criminali cercano nuovi adepti.

“Sarebbe più facile dire alla gente di rimanere a casa perché rischia di beccarsi una pallottola in testa che dire di non uscire per il coronavirus” – spiega al quotidiano spagnolo El País Gabriela Montejano, giornalista dello stato di Guanajuato, l’entità federale che, nonostante le misure di confinamento adottate, ha subito il maggior tasso di incremento degli omicidi proprio nel mese di marzo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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