Libia: ancora tensioni, perdite per Haftar

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 9:02 in Africa Libia

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Fonti del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno riferito di aver condotto un attacco, nella sera del 2 aprile, contro alcune postazioni dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) nell’Ovest di Sirte e nel Sud di Beni Ulid, entrambe situate a Est della capitale Tripoli.

Secondo quanto dichiarato altresì da fonti militari, aerei del GNA hanno preso di mira postazioni e canali di approvvigionamento appartenenti all’LNA, provocando circa 20 morti tra i membri di tale esercito, guidato dal generale Khalifa Haftar, e la distruzione di veicoli militari, carichi di munizioni, e di altri adibiti al trasporto di carburante. Come specificato anche dall’operazione Vulcano di Rabbia, l’attacco ha interessato, nello specifico, Wishka e Buerat el Hussoun, un villaggio nella Libia occidentale situato a circa 90 km a Ovest di Sirte. A detta delle fonti, i veicoli e le munizioni colpite erano destinate a sostenere le forze di Haftar nelle battaglie da condurre a Est di Misurata.

Non da ultimo, prima del suddetto episodio, fonti dell’operazione Vulcano di Rabbia, il 2 aprile, hanno riferito di aver distrutto, con i propri aerei, 3 camion carichi di munizioni, mortai e missili Grad nell’area di Asbi’ah, a circa 120 km a Ovest di Tripoli. A questi sono da aggiungersi le 3 petroliere colpite nel Sud di Beni Ulid e circa 10 veicoli militari e un deposito di munizioni distrutti nel Sud-Est di Wishka. Secondo quanto affermato, tutto ciò costituiva parte del rifornimento per le forze di Haftar a Sud di Tripoli.

Parallelamente, sempre il 2 aprile, 2 civili sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito a seguito di un bombardamento condotto dalle forze di Haftar contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, situato nella capitale, provocando altresì danni materiali alle abitazioni civili.

Nel frattempo, anche la Libia si trova a far fronte alla diffusione di Covid-19, con il timore che il virus possa ulteriormente esacerbare la crisi libica e provocare maggiori sofferenze per l’intera popolazione, di fronte ad un quadro caratterizzato da risorse e infrastrutture medico-sanitarie insufficienti ed inadeguate, oltre a un numero crescente di vittime causate dal conflitto in corso. Per tale motivo, le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno più volte esortato le parti impegnate nel conflitto a porre una tregua. Tuttavia, le tensioni non sono cessate e le forze del GNA hanno avviato, il 25 marzo, l’operazione “Tempesta di pace”, in un’ottica di autodifesa e di contrasto alle offensive di Haftar.

La rivoluzione la guerra civile in Libia hanno avuto inizio il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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