Coronavirus: Uruguay taglia stipendi politici, Argentina ci pensa

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 10:28 in Argentina Uruguay

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Juntos por el Cambio, il più grande blocco di opposizione in Argentina a cui appartiene l’ex presidente Mauricio Macri, ha chiesto ad Alberto Fernández una riduzione del 30% degli stipendi dei tre rami del governo per 90 giorni per combattere la pandemia di coronavirus, in linea con una proposta analoga avanzata dal presidente uruguaiano, Luis Alberto Lacalle Pou, alle istituzioni di Montevideo. Martedì 31 marzo, in una lettera indirizzata all’attuale presidente argentino, i legislatori sostengono che “in tempi difficili, i leader politici devono rafforzare l’austerità. È logico quindi che contribuiamo anche all’enorme sforzo che chiediamo agli argentini in queste settimane”.

Il presidente della Camera bassa, Sergio Massa, ha raccolto la sfida e sta valutando la riduzione delle diete dei 257 deputati e la sospensione dei consiglieri legislativi del 40% per cinque mesi. Se dovesse prosperare, verrebbero risparmiati quasi 200 milioni di pesos (circa tre milioni di dollari) da aggiungere al bilancio destinato all’emergenza sanitaria. Il dibattito sugli stipendi ha dato ossigeno all’opposizione e ha rotto il sostegno quasi unanime alla gestione della crisi sanitaria da parte di Fernández. Il presidente finora ha raccolto consensi per i suoi discorsi al paese e per i suoi avvertimenti a coloro che speculano sui prezzi o non rispettano la quarantena.

Nella notte tra lunedì 30 e martedì 31 marzo, nei quartieri della classe media e alta, ci sono state proteste ai balconi, con gente che batteva casseruole – un tipo di protesta tipico dell’America Latina – per chiedere ai politici di abbassare i loro stipendi dopo che Fernández aveva avvertito i datori di lavoro che “avrebbero guadagnato di meno” e aveva descritto come “miserabili” su Twitter gli imprenditori che “dimenticano coloro che lavorano per loro” nei momenti più difficili. Migliaia di utenti di Internet lo hanno attaccato sotto l’hashtag #Albertoelmiserablesosvos (Alberto il miserabile sei tu). Altri lo hanno difeso.

L’origine del disagio risale a domenica 29 marzo. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria con Covid-19 all’inizio di marzo, Fernández ha cercato il consenso con tutte le forze politiche ed è apparso davanti ai media con i governatori dell’opposizione per dare un’immagine dell’unità. La decisione di estendere la quarantena obbligatoria fino a dopo Pasqua non ha fatto eccezione. Prima di annunciarlo, Fernández ha tenuto una videoconferenza con i capi di ciascuna provincia per garantire il loro sostegno. Il discorso in cui il presidente affermava che “un’economia che crolla si può riprendere, una vita che crolla si perde per sempre” è stato tra i più condivisi e apprezzati della recente storia argentina.

Nonostante il costo economico della quarantena in un paese vicino al terzo anno di recessione, la strategia è quella di risparmiare tempo affinché il sistema sanitario sia il più preparato possibile quando si dovesse raggiungere il picco della pandemia, che in Argentina è prevista per la fine di aprile. La più grande resistenza a Fernández finora non è stata politica, ma commerciale, guidata da grandi industrie come la società siderurgica Techint, che pochi giorni prima aveva annunciato 1.500 licenziamenti a causa della crisi.

Giovedì 26 marzo, il presidente uruguaiano Luis Lacalle Pou ha lanciato un fondo per alleviare gli effetti del coronavirus finanziato dal settore pubblico e, in larga misura, dagli stipendi di politici e funzionari.

Si tratta di una riallocazione di fondi per 400 milioni di dollari (lo 0,7% del PIL del Paese) per far fronte all’emergenza sanitaria. Inizialmente sarà alimentato tagliando il 20% degli stipendi dei funzionari dei poteri esecutivo e legislativo per due mesi e, soprattutto, dai profitti delle società pubbliche.

“Questo Fondo sarà alimentato dalle casse pubbliche, da alcuni dividendi degli organismi pubblici e sarà anche alimentato dalle entrate dei funzionari pubblici perché è tempo per tutti noi di fare uno sforzo. Sarà alimentato inoltre dai tagli del 20% degli stipendi il presidente della Repubblica, dei ministri, dei legislatori, dei direttori di entità autonome e servizi decentralizzati. Tutti devono collaborare con il paese in questo momento di difficoltà” – ha affermato il presidente dell’Uruguay in conferenza stampa.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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