Coronavirus: l’Iran supera i 50.000 casi, positivo il presidente del Parlamento

Pubblicato il 3 aprile 2020 alle 11:58 in Iran Medio Oriente

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L’Iran, considerato il focolaio della pandemia di coronavirus in Medio Oriente, nonché il Paese maggiormente colpito nella regione, ha raggiunto, il 3 aprile, quota 53.183 contagi, mentre i decessi ammontano a 3.294.

Il Covid-19 continua a diffondersi nel Paese, raggiungendo oramai tutte le 31 province. I primi contagi erano stati riportati il 19 febbraio nella città di Qom, ritenuta altresì meta di pellegrinaggio religioso. Da allora, il virus si è diffuso negli altri governatorati, tra cui la capitale Teheran e il governatorato settentrionale di Gilan, e diversi Paesi mediorientali hanno riferito di aver registrato casi legati proprio a tale Paese. L’ultimo rapporto del Ministero della Salute iraniano è del 3 aprile, giornata in cui è stato registrato un aumento di 2715 nuove infezioni rispetto alle 24 ore precedenti. Secondo quanto riferito, 3.956 pazienti versano in gravi condizioni mentre quelli guariti ammontano a 17.935.

Tra le persone infette vi è altresì il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, il quale, a detta dal suo ufficio per le pubbliche relazioni, è stato posto in quarantena e sta ricevendo l’assistenza necessaria. Larijani va ad aggiungersi alla lista dei 23 parlamentari iraniani che hanno contratto il Covid-19, sebbene si pensi che il 40% dei 290 membri totali sia stato contagiato.

Parallelamente, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, sebbene in un primo momento avesse affermato che il Paese aveva raggiunto il picco e che era pronto a rallentare alcune disposizioni, ha dichiarato, il 2 aprile, che non è possibile determinare una data certa sulla fine della pandemia in Iran e che il virus potrebbe continuare a colpire il Paese anche fino alla fine dell’anno persiano, ovvero fino al 20 marzo 2021. Per tale motivo, le autorità iraniane e il governo di Teheran sono state esortate a rimanere vigili e ad essere pronte ad attuare ulteriori misure se necessario. A tal proposito, Rouhani ha sottolineato che le azioni del governo sono duplici. Da un lato, queste sono dirette a contrastare la diffusione del virus, mentre, dall’altro lato, si mira a lottare contro la povertà, soprattutto dopo che molti cittadini hanno perso le proprie fonti di guadagno a causa delle disposizioni decretate per far fronte all’emergenza. Tuttavia, è stato aggiunto, il Paese al momento non soffre di carenza di materie prime, viste le 4 tonnellate ancora presenti in dogana, né di perdite in termine di valuta destinata a fornire medicinali e beni essenziali.

L’economia iraniana risente delle conseguenze economiche delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti sin dal ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. Risale al 12 marzo scorso l’appello del ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. Parallelamente, secondo quanto rivelato dal direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, l’Iran ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus e l’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI.

In tale quadro, il 17 marzo, Washington ha inserito 7 nuove società internazionali nella lista nera per l’acquisto di prodotti petrolchimici iraniani, alcune con sede in Sud Africa, Hong Kong e Cina. Il 19 marzo, poi, sono state imposte nuove sanzioni contro altre 5 società. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, per alcuni gli USA non accetteranno di revocare le sanzioni imposte sino ad ora contro l’Iran e facilitare la ripresa di Teheran in una fase delicata.

A livello regionale, l’Iran è stato accusato sia dal Bahrein sia dall’Arabia Saudita per non aver agito correttamente di fronte all’emergenza sanitaria. A tal proposito, Foreign Affairs ha riferito che il ministro degli Interni del Bahrein, Sheikh Rashid bin Abdullah al-Khalifa, ha accusato Teheran di “aggressione biologica”, ritenuta un crimine ai sensi del Diritto Internazionale, per aver nascosto lo scoppio dell’epidemia e non aver timbrato i passaporti dei viaggiatori del Regno. Sul suo account Twitter ufficiale, poi, il Ministero degli Affari Esteri dell’Arabia Saudita ha condannato l’Iran per “aver creato una minaccia per la salute che mette in pericolo l’umanità”. Parallelamente, un giornale negli Emirati Arabi Uniti ha affermato che tutti i casi di coronavirus nella regione erano legati all’Iran, sebbene i primi contagi da Covid-19 del Paese fossero da collegarsi a turisti cinesi provenienti da Wuhan. Tutto ciò, a detta di Foreign Affairs, potrebbe portare ad un peggioramento delle divisioni settarie in Medio Oriente, soprattutto per la componente sciita.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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