Yemen: nessuna tregua, continuano le tensioni anche a Hodeidah

Pubblicato il 2 aprile 2020 alle 9:02 in Medio Oriente Yemen

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Mentre continuano le tensioni nei governatorati centrali e sul fronte di Sirwah, i ribelli Houthi hanno nuovamente violato il cessate il fuoco nell’Ovest dello Yemen, e in particolare a Hodeidah.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Arabiya, tra il primo ed il 2 aprile, il fronte occidentale di Hodeidah ha assistito a nuovi scontri tra i ribelli sciiti Houthi e le forze congiunte, composte da membri dell’esercito nazionale e della coalizione a guida saudita. Questi hanno avuto luogo, nello specifico, presso il distretto di al-Durayhimi, nel Sud di Hodeidah, e si al-Tuhayta ed hanno causato perdite umane e materiali per i combattenti sciiti, mentre provavano a prendere possesso delle postazioni dell’esercito yemenita. Non da ultimo, secondo quanto riportato, il primo aprile gli Houthi hanno altresì condotto un attacco contro un quartiere residenziale di Al-Tuhayta, provocando danni materiali alle abitazioni civili e diffondendo panico tra gli abitanti locali.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio a Hodeidah, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Parallelamente, nel governatorato centrale di Ma’rib, le tribù locali continuano a mobilitarsi militarmente e a supportare le forze dell’esercito governativo, impegnate in violente battaglie contro i ribelli Hotuhi presso il distretto di Sirwah, nell’Ovest del governatorato. Secondo quanto riferito da fonti militari governative, il primo aprile, l’esercito e i membri delle tribù sono stati in grado di ottenere buoni risultati a livello militare e sono riusciti a riprendere il controllo di un certo numero di postazioni, avvicinandosi al “Mercato di Sarwah”, oltre a causare decine di morti tra le file dei ribelli. A detta di tale fonti, gli ultimi progressi potranno portare ad un punto di svolta per le battaglie in corso, soprattutto quando le forze governative riusciranno a prendere il controllo dei monti Hilan, da cui è possibile controllare le aree circostanti e i canali di approvvigionamento dei ribelli.

In tale quadro, anche al-Jawf e Hazm sono stati testimoni di tensioni, secondo quanto riferito il primo aprile. Gli ultimi scontri, a detta di fonti militari, hanno nuovamente costretto l’esercito centrale yemenita a ritirarsi da alcune postazioni precedentemente occupate presso la zona di Halhalan. Sebbene sia considerato un governatorato povero rispetto alle altre regioni yemenite, al-Jawf rappresenta un luogo di rilevanza strategica. Da qui è possibile controllare le cinque province vitali circostanti, tra cui Sana’a da Sud Ovest e Ma’rib da Sud, oltre ad avvicinarsi ai giacimenti petroliferi sauditi a Nord-Est.

L’escalation attualmente in corso ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020, ed ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Al-Jawf ha rappresentato una delle conquiste più rilevanti per gli Houthi negli ultimi cinque anni di conflitto. Al momento, i ribelli sciiti mirano a prendere il controllo delle risorse petrolifere di Ma’rib, che, pertanto, potrebbe continuare ad essere testimone di violenti scontri.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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